Dom 29 Mag 2022
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Non solo malasanità in Calabria, lettera aperta di una paziente

«In Calabria abbiamo anche una buona sanità, ma non sempre viene sostenuta e avallata dal sistema. Ho deciso di rendere nota questa riflessione alla luce di quanto ho vissuto in prima persona al San Giovanni di Dio di Crotone dove opera il direttore della Divisione Prof. Giuseppe Brisinda, figura dalle spiccate qualità professionali e umane. 

Mi chiamo Rosa Graziano, vivo a Rossano e voglio raccontarvi la mia esperienza di vita. Tutto ebbe inizio nel 2003, ero giovanissima con tanti sogni nel cassetto: dopo essermi sposata per il desiderio di diventare mamma, durante dei controlli, mi fu diagnosticata una banale cisti ovarica. Mi operai a Rossano proprio perché mi dissero che era un banale intervento, che ne facevano tanti come questo. Nei giorni successivi al BANALE intervento, le mie condizioni peggiorarono. Stavo male come non lo ero mai stata prima: febbre, dolori, debolezza. I medici che mi avevano operato mi dissero che non c’era nessun problema e che non c’era motivo di allarmarsi. Entrai in coma. Mio marito, disperato, contattò il POLICLINICO GEMELLI dove lavorava un giovane chirurgo cosentino, molto stimato. Non ricordo nulla di quel viaggio fatto di notte, rimasi priva di coscienza in preda alla febbre alta. Mi dissero solo dopo che avevo una gravissima setticemia per la quale rischiavo la morte. Trovai il chirurgo ad aspettarmi in sala operatoria, e lì a Roma, quel giorno, nacqui per la seconda volta. Capirono che durante il banale intervento laparoscopico nell’ospedale di Rossano, mi avevano perforato il colon. Per negligenza o altro, nessuno mi avvisò del pericolo che stavo correndo, nonostante i medici che mi operarono si resero conto del danno fatto. 

Io dico che sbagliare è umano, bastava semplicemente ammettere l’errore e si sarebbe risolto tutto in maniera differente. Invece passai per pazza nonostante il mio malessere, mi dicevano che fossi io ad essere fissata e che non volevo alzarmi dal letto. Queste purtroppo sono cose che mai dimenticherò, ma non è finita qui.

A Roma rimasi in rianimazione per un bel po’ e poi lentamente iniziò la ripresa.

Il chirurgo che mi aveva operato rimase ad assistermi per tutto il tempo. Mi spiegò che nelle mie condizioni non aveva potuto richiudere l’intestino e che avrei avuto bisogno di un altro intervento. Mi sentivo meglio, così mi fidai di lui. La mia vita era salva, ma la mia odissea non era ancora finita. Ebbi bisogno di altri interventi. La mia pancia era diventata una carta geografica, la sciagura si stava accanendo contro di me. Ebbi persino il rigetto di una rete che era stata usata per riparare un’ernia. Ma la cosa che non riuscirò mai a perdonare ai medici che mi hanno operata per quel banale intervento è che non ho potuto avere e mai potrò avere la gioia di diventare MAMMA.

Non riuscivo ad accettare tutto quello che mi stava succedendo, mi sentivo morire dentro. Nella mia sfortuna però ho avuto la fortuna di incontrare un ANGELO. Mi sono affidata a lui, a quel chirurgo che con dolcezza e fermezza ha accettato di operarmi l’ennesima volta. Altri chirurghi invece dicevano che nella mia pancia era ormai troppo pericoloso entrare, che rischiavo la vita con un altro intervento. Al Policlinico Gemelli tutti lo stimavano, per i casi più difficili ci si rivolgeva a lui. Molti erano i pazienti calabresi che venivano apposta per lui, aveva sempre un sorriso e una pacca sulla spalla per tutti. Solo chi ha vissuto un’esperienza negativa, solo chi ha visto in faccia la morte sa quanto sia importante in questi casi trovare una persona che ti stia vicina e che con dolcezza e amore ti possa dare conforto nella disperazione, non solo a me ma anche a mio marito, la mia famiglia e le persone che mi stavano vicino. Sapevo ormai che potevo contare su di lui, che dall’alba a notte fonda ogni giorno restava a vegliarmi. 

Di recente, nel febbraio 2019, ebbi ancora bisogno di lui, per un problema che nessuno riuscì a risolvere. Ma il mio ANGELO non lavorava più al Gemelli: nel 2016 diventò primario all’ospedale di Crotone. Il Professor Brisinda, il chirurgo che ha avuto la mia vita in mano per diverse volte e che ogni volta mi ha salvata, si era trasferito lasciando un Policlinico di prestigio e la propria famiglia a Roma per continuare la sua lusinghiera attività nella provincia calabrese. Un atto coraggioso e di grande dignità. Fui contentissima di questa notizia: il mio eroe si trovava a pochi km dal mio paese, non avrei dovuto più affrontare quei viaggi della speranza di notte per potermi trovare la mattina a fare tutti i controlli. Gli spostamenti (credetemi, ne ho fatti diversi) non sono solo pesanti per una questione economica, ma anche psicologica e fisica, senza contare che i mezzi di comunicazione per raggiungere queste città non sono tantissimi. È un calvario vero e proprio, chiunque viaggia per motivi di salute lo sa.

Ma le cose belle purtroppo non sempre sono ben accette da tutti: scopro anche  che il mio Eroe era osteggiato da alcuni suoi colleghi che per invidia del suo operato avevano tentato di farlo licenziare e lo avevano ostacolato in tutti i modi. Una brutta notizia a cui non volevo credere! Come possono fare questo a una persona che ha rinunciato a tutto per venire a salvare delle vite umane nel nostro territorio (senza offendere nessuno, parlo per esperienza personale)? Lui ha vinto due cause contro l’Asp, è ritornato in servizio, continua ad operare e l’ho incontrato sempre con lo stesso sorriso e la stessa energia di vent’anni fa, forse in più ha un velo di malinconia nello sguardo. Ho continuato a fidarmi di lui, mi ha visitata, e dopo un’accurata analisi (tutto questo a titolo gratuito perché a suo dire stava facendo già un lavoro per il quale riceveva una retribuzione).

 Il 14 febbraio scorso, il giorno di San Valentino (sì, perché per lui non esistono feste o domeniche – antepone sempre i bisogni dei pazienti), mi ha operato ancora una volta. È stato difficile, ma è andato tutto benissimo. Ricordo che, prima che mi addormentassero in sala operatoria, mi dissero: “L’intervento che subirai non sarà una passeggiata, anzi tutt’altro!”. Ma io non ebbi paura, sia perché sono credente e sia perché sapevo di essere in buone mani. Al mio risveglio dall’anestesia, i medici che avevano assistito all’operazione mi dissero che in tutti i loro anni di esperienza in quella sala operatoria non avevano mai visto fare un intervento del genere. In ospedale durante la mia permanenza, ho incontrato decine di pazienti che riconoscevano la fortuna per l’ospedale di Crotone ad aver avuto un chirurgo così. 

Sono tornata a casa pochi giorni dopo l’intervento. Prima della partenza mi ha abbracciato, e mi è sembrato di vedere una lacrima sul suo viso. Mi è sembrato di lasciarlo solo in un posto che voleva distruggerlo. Con questa mia testimonianza, vorrei attirare l’attenzione su un argomento che oggi è diventata un’emergenza. Il Ministro della salute GRILLO ha dichiarato che la sanità calabrese è allo sfascio e che urgono provvedimenti.

Nei giorni in cui il Ministro Grillo ha esortato i medici calabresi che lavorano fuori sede a tornare in Calabria, io dico: caro Ministro, guardi cosa hanno fatto e continuano purtroppo a fare in Calabria a quest’UOMO, a questo PROFESSIONISTA che vuole solo fare il suo lavoro, SALVARE VITE UMANE. Perché dovrebbero tornare nella nostra disgraziata regione, quando i peggiori nemici questo medico li ha trovati proprio nel posto in cui lavora? Ero la  prima ad incoraggiarlo a rimanere, però mi rendo conto che nonostante tutti i sacrifici che quest’UOMO ha fatto non viene considerato come dovrebbe.

La prego, caro Ministro, Le parlo da donna combattuta (e come me ce ne sono tante): ci dia una mano, dia una svolta alla nostra sanità malata, non mi sembra giusto che nel 2019 si facciano ancora i viaggi della speranza. I medici più bravi scappano dal nostro territorio perché è negata la possibilità di svolgere il proprio lavoro per poi trovarli in altre strutture del Nord o del centro Italia. Mi auguro che da Donna possa cogliere la mia testimonianza! Il mio appello è rivolto anche a nome di chi non ha la possibilità economica di affrontare viaggi e visite a pagamento. Mi scusi lo sfogo, ma ritengo opportuno mettere alla luce quello che succede in alcuni posti della nostra regione. Gli ANGELI esistono, il mio ce l’ho a Crotone e mi auguro che possa (e che lo facciano) rimanere lì a lungo. Ho voluto raccontare questa mia esperienza perché dopo tutto anche in Calabria abbiamo eccellenze: il Professor BRISINDA e la sua équipe ne sono la prova vivente: gestisce un reparto con umanità ed empatia, è sempre presente per i suoi pazienti, attento e accurato nel trovare le parole giuste da dire ai pazienti e ai familiari. Un’esperienza dove nel dolore c’è anche del bello e del buono. GRAZIE, grande Professore, per avermi dato ancora una volta la possibilità di vivere e poter scrivere oggi che la vita è meravigliosa, per questo non va messa in mano a chiunque, perché io in primis per affidarmi a medici sbagliati ora mi trovo oggi con rabbia a non aver potuto realizzare il mio sogno, e solo per un BANALE INTERVENTO. Grazie a tutta l’équipe del reparto di chirurgia, la  Dottoressa Chiarello e gli infermieri. Vi porto nel cuore, Grazie. Restate sempre come siete, abbiamo bisogno tutti dei sorrisi, delle carezze e delle parole d’incoraggiamento quando non stiamo bene, non finirò mai di ringraziarvi abbastanza per tutto».

Rosa Graziano