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Disoccupazione giovanile, in Calabria il tasso è allarmante

Un giovane su tre non lavora. In Calabria oltre un ragazzo su due. Nel Sud dell’Italia i dati sulla disoccupazione continuano ad aumentare superando il 65% contro una media Ue scesa dal 44,9 al 43,2%. E la nostra regione con un tasso di disoccupazione giovanile salito al 52,7% si classifica, ancora una volta, agli ultimi posti, tra le peggiori dieci delle 280 amministrazioni regionali dell’Unione Europea.

A fotografare questa situazione allarmante sono gli ultimi dati dell’Eurostat. Dati che evidenziano una netta divisione in Italia, ma anche all’interno dell’Europa, tra Nord e Sud.

A poco meno di un mese dalle elezioni europee, decisive anche per il futuro e lo sviluppo della nostra regione e del Mezzogiorno, l’aumento della quota di giovani sottoccupati o precari, la crescita che rallenta e il Paese che invecchia devono farci riflettere. Ecco come si presenta oggi l’Italia del Primo Maggio. E al lavoro è strettamente connessa la stessa tenuta democratica del Paese.

Storie di giovani disoccupati, di lotte, disagi e rivendicazioni fanno emergere la crisi asfissiante che attanaglia la Calabria e il Mezzogiorno. Per dare slancio alla nostra regione servono politiche strutturali mirate, un Piano per il Sud, azioni decisive e a lungo termine.

Bisogna rafforzare l’immagine dell’Europa. Per cambiarla e avvicinarla ai cittadini che oggi la vedono troppo distante e fatta solo di numeri. E il ruolo del Meridione è fondamentale. Non può esserci sviluppo se non mettiamo il Sud in condizione di competere. La strada da seguire è quella della coesione, serve un patto comune in nome del lavoro e della salvaguardia del capitale umano. L’Europa del lavoro, non è più quella dei parametri e dei vincoli, ma della crescita che crea occupazione. Questo è il salto di qualità che con noi deve fare l’Europa. Gioia Tauro, così come il sistema portuale calabrese, deve diventare la porta dell’Europa con i Paesi del Mediterraneo. La nuova frontiera non solo per lo sviluppo e il commercio ma anche come possibilità di incontro tra Oriente e Occidente, per allontanare quei giacimenti di odio e violenza.