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Decreto sanità, “Manca la norma necessaria per aiutare la Calabria ad uscire dall’emergenza”

Il presidente Mario Oliverio interviene nel merito dell’audizione con la Regione Calabria sul decreto legge 35/19 avente per oggetto “interventi emergenziali per la sanità calabrese”.

Per il presidente Oliverio si è trattato di “un’audizione molto intensa nel corso della quale sono state ripercorse le diverse fasi della sanità calabrese degli ultimi 10 anni, contrassegnati da una gestione commissariale di nomina da parte del Governo, e sono stati esaminati i contenuti del decreto assunto dal Governo in relazione alla sanità calabrese”.“Noi – ha proseguito Oliverio –  abbiamo riproposto, in coerenza con il deliberato unanime della Conferenza delle Regioni, lo stralcio del richiamato decreto dell’intero capo 1 che riguarda la Calabria, considerato che la sanità è materia concorrente tra lo Stato e le Regioni e quindi i provvedimenti devono essere assunti d’intesa con le Regioni nel rispetto del principio costituzionale della leale collaborazione tra Amministrazioni dello Stato. I Piani di rientro dal debito sanitario sono stati regolamentati all’interno del Patto della salute del 2006. È quello il luogo a parere delle Regioni in cui a distanza di 15 anni si possa aggiornare e adeguare quella impostazione che, sul campo, ha dimostrato limiti e veri e propri fallimenti.Insistere in una iniziativa unilaterale da parte del Governo segnerebbe uno strappo istituzionale grave e senza precedenti.Nello specifico della Calabria, in circa 10 anni,  le diverse gestioni commissariali hanno assorbito tutte le funzioni ordinarie e persino quelle legislative in capo alla Regione. Basta guardare i rispettivi decreti di nomina dei commissari in cui sono elencate le competenze a loro affidate per rendersi conto che la totalità delle funzioni e dei poteri propri della Regione sono stati assunti dai commissari nominati dal Governo nazionale.La sola competenza di nomina dei direttori generali della Aziende sanitarie non può minimamente confondere e alterare le responsabilità. Gli stessi direttori generali delle Aziende sanitarie nominati dalla Regione rispondono ai vincoli di programmazione, di assegnazione delle risorse, di approvazione o bocciatura dei bilanci, di definizione delle reti ospedaliere e territoriali, di assegnazione degli stessi obiettivi previsti nei vincoli contrattuali dei direttori definiti dai commissari nominati dal Governo. Il decreto in discussione non affronta nessuna delle emergenze calabresi, non contiene norme e/o risorse finanziarie in direzione della riorganizzazione, del potenziamento e della riqualificazione dei servizi sanitari. Lo stesso ha solo lo scopo di impossessarsi della nomina dei direttori generali delle Aziende sanitarie attraverso la nomina di commissari a cui vengono riconosciute indennità aggiuntive pari a 50 mila euro oltre ai rimborsi spese per ulteriori 20 mila euro. Quanto invece all’emergenza vera, prima fra tutte la carenza di personale medico e delle diverse professioni sanitarie che rischia di aggravarsi anche a seguito degli incentivi al pensionamento, ho chiesto con forza lo sblocco delle assunzioni ed il superamento del blocco del turn over attraverso un Piano straordinario che consenta di colmare il vuoto degli organici nelle Aziende ospedaliere e sul territorio allo scopo di evitare, già dalle prossime settimane, prevedibili criticità e persino impossibilità, in alcuni casi, a garantire i servizi sanitari. Purtroppo in questo decreto approvato dal Governo e sottoposto all’esame del Parlamento manca proprio la norma necessaria per aiutare il servizio sanitario calabrese ad uscire dall’emergenza.