Sab 28 Mag 2022
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A Sibari rigogliose bacche di Goji come in Estremo Oriente

Dallo Jonio al Pollino, la piana calabrese è terra di clementine, limoni, pesche nettarine. Extravergine e vitigni autoctoni, come il Montonico e il Magliocco, ma c’è di più. La piana di Sibari è diventata terra ricca di piante di goji, proprio quelle bacche che fino ad ora negli scaffali dei supermercati erano in vendita solo essiccate di importazione. Come riportato anche dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, l’azienda agricola Favella coltiva interminabili filari della varietà Lycium Barbarum a Corigliano, raccogliendo a mano i frutti: con il marchio Oh Sole, ma dalla prossima settimana, il goji calabrese debutterà fresco, in Italia e in Europa, nella grande distribuzione, ripartito in 300mila confezioni. Nicola Rizzo, che guida l’azienda di famiglia affiancato dal figlio Niccolò (cresciuto a Padova), prevede di triplicare la produzione già dal prossimo anno. Calabrese a metà, trent’anni fa ha ereditato dal padre 400 ettari di terreno agricolo che ha trasformato in una agroimpresa innovativa da 5 milioni di euro (altrettanti per il fatturato energetico). In poco tempo 30mila piante di goji si sono perfettamente ambientate sui terreni morbidi e sabbiosi, fiorendo precocemente tra ciuffi di vetiver, rigogliosi fusti di liquirizia, anice e piccole matasse di timo. Lì dove già nel Neolitico si praticava l’agricoltura e la pastorizia, come hanno dimostrato gli studi del paletnologo Santo Tinè, dell’Università di Genova: all’interno della tenuta è stata rinvenuta la più antica struttura abitativa dell’Europa centro-occidentale. E ricostruita sotto una quercia.