Processo “Genesi”, arriva la sentenza della Cassazione

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Corte di Cassazione sentenza inchiesta genesi
Corte di Cassazione sentenza omicidio Armentano

Dopo ben 19 anni dal blitz della Dda si chiude definitivamente il processo “Genesi” che ha visto imputati esponenti di spicco del clan Mancuso, Galati e Prostamo di Mileto, Soriano di Filandari, Morfei di Dinami e presunti sodali. Ieri in tarda serata arriva il verdetto della Suprema Corte che ha dichiarato inammissibili quasi tutti i ricorsi presentati dai legali di fiducia di Diego Mancuso, Francesco Mancuso, alias “Tabacco”, Nazzareno Prostamo, Nicola Zungri e Giuseppe Santaguida. Per Pantaleone Mancuso detto “L’ingegnere” invece è stato deciso un nuovo processo in corte d’Appello, a Catanzaro.

Con questa definitiva sentenza restano quindi confermate le condanne d’Appello per associazione mafiosa a 6 anni di reclusione a testa per due dei tre fratelli Mancuso e per Giuseppe Santaguida, di Sant’Onofrio. Ritenuti colpevoli anche Prostamo, di San Giovanni di Mileto, a 13 anni, e Zungri, di Rosarno, a 6 anni di reclusione. In Appello era stato invece assolto Giovanni Mancuso, zio degli altri tre Mancuso imputati. Sentenza di non doversi procedere per morte del reo era stata poi dichiarata per Michele Tavella di San Giovanni di Mileto. L’operazione antimafia “Genesi”, coordinata dall’allora pm della Dda Luciano D’Agostino, era scattata nell’agosto del 2000 e agli imputati, oltre 40 originariamente, venivano contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, usura, estorsioni, rapine, detenzione di armi. Restavano quindi in 11 a sostenere il giudizio di secondo grado conclusosi nel febbraio 2018 con sole sei condanne. Adesso quasi tutte confermate dalla Cassazione.

Il processo di primo grado si era trascinato per quasi una decina d’anni con diversi cambi di Collegio e solo nel 2013 si era arrivati ad una sentenza con l’assoluzione di ben 31 imputati, su un totale di 42, col deposito contestuale delle motivazioni contenute in appena 130 pagine e senza la menzione di numerosi collaboratori di giustizia che avevano testimoniato nel lungo dibattimento. La Dda – che in primo grado aveva chiesto 379 anni di carcere – non propose Appello facendo così divenire definitive le assoluzioni.

 

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