Tra calcio e amicizia: IVMemorial Carmine De Santis

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triangolare scuole calcio

Si è svolto ieri pomeriggio al campo sportivo dell’ASD SV Real Zumpano il IV Memorial Carmine De Santis. Hanno partecipato con squadre miste di Pulcini ed Esordienti le società: Cantera Bruzia, Eugenio Coscarello e Real Zumpano. Un triangolare che ha coinvolto non solo i bambini in campo ma anche i genitori che hanno partecipato numerosi.

La storia di Carmine non è certo di quelle a lieto fine. Una tragedia che non scosse solo Rovito, ma la presila intera. Carmine giocava nell’allora scuola calcio della Presila (ora Cantera Bruzia) e quindici giorni prima aveva partecipato con gli altri compagni di squadra ai festeggiamenti per il centenario del Cosenza Calcio.  Aveva solo 11 anni, 5 anni fa, ed era il giorno di Carnevale quando venne ucciso da chi gli aveva donato la vita.

In una società che va troppo veloce, in cui è facile dimenticare, il Memorial è sembrato il modo più opportuno per continuare a far vivere Carmine e portare avanti i valori dell’amicizia nello sport.

L’educazione allo sport è una componente molto importante dello sviluppo psico motorio e sociale del bambino e del ragazzo.

Educare allo sport (a qualsiasi tipo di sport) non vuol dire certo creare una forsennata competizione o peggio inculcare nel giovane l’idea che il ragazzo della squadra avversaria sia un nemico da combattere con qualsiasi mezzo, o mettendo in un angolo il ragazzino con più difficoltà nella propria squadra, generando cattiveria gratuita e dando un messaggio completamente distorto dei valori autentici che uno sport di squadra dovrebbe insegnare.

Si parla appunto di educazione in questo ambito perché il ruolo del mister è soprattutto quello di educatore, un fratello maggiore che aiuta il gruppo a crescere, al quale potersi rivolgere nei momenti di difficoltà e col quale condividere le proprie gioie.

Lo sport come messaggero di valori quali: l’amicizia, l’accoglienza, la bellezza nella diversità.

Il calcio è la mano tesa a rialzare l’avversario. È una squadra colorata di umanità nella quale tutti possono giocare e coprono un ruolo, in cui, a questa età, non esistono migliori o peggiori, elite o squadra B, ma solo ragazzi con la voglia di divertirsi e stare insieme, costruendo rapporti e non illusioni di un futuro da calciatore che poi difficilmente arriverà.

E ieri il triangolare ha rappresentato la faccia pulita e bella del calcio, del fare gruppo a prescindere dai colori di maglietta diversi, un’unica famiglia. Una sinergia tra le tre società che ha portato alla piena riuscita dell’iniziativa.

Molto commoventi le parole di Francesco, il papà di Carmine ai ragazzi, tutti vicini quasi a voler abbracciare ogni sillaba e a trattenere il ricordo. «Carmine amava il calcio perché amava stare con i suoi amici». L’amicizia quale valore fondante di ogni rapporto umano, un collante capace di tenere insieme giovani dalle peculiarità particolari, modi di fare e attitudini diversificate e nello stesso tempo creare un corpo unico, in cui solidarietà, affetto, non mancano mai.

Ricordare Carmine è significato ritrovare parti di lui in ognuno dei giovani calciatori in campo, nei loro sorrisi e nella loro spensieratezza. Gli hanno regalato una nuova corsa a perdifiato appresso alla palla, con lo sguardo rivolto lassù, verso il cielo, avendo la certezza che in una parte di esso abiti un ragazzino che si chiama Carmine e che ha avuto il piacere di conoscere tanti nuovi amici con la sua stessa passione per il calcio. Sarà proprio felice di averli incontrati tutti. E sarà altrettanto felice di scoprire che non ci siamo dimenticati di lui anzi, continuiamo a volergli bene e a portarlo nelle nostre vite attaccato alla parte più dolce del cuore in cui abitano tutti coloro che continuiamo ad amare nonostante non siano più fisicamente al nostro fianco.

Carmine vive!

Chantal Castiglione

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