Gio 1 Dic 2022
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La vita fugge tra i sogni spezzati dei giovani

di Chantal Castiglione

Le società moderne troppo frettolosamente agghindate a festa, appariscenti, votate al consumismo di massa, all’iper individualismo, ci mostrano sempre più, al contrario, la solitudine e la disperazione dell’essere umano, soprattutto nelle fasce d’età più giovani.

Il disincanto, la mancanza di prospettive concrete, la paura di rimanere senza lavoro, inutili, sta svuotando sempre di più il senso che sta dietro alla vita, quella autentica e fuori dalle logiche in cui il potere cerca di imprigionarci. ­

I meccanismi del potere subdolamente si impossessano dei corpi e fanno apparire indispensabili bisogni falsi. Le mode hanno fatto il resto, tagliando fuori pezzi di società bandite ai confini dell’esistenza esteriore.

Anche il linguaggio è cambiato. Le parole son svuotate di quell’affettività e calore che invece veicolavano, lasciando spazio a fredde tastiere o al mutismo più assordante. Si trova difficoltà a raccontarsi all’altro, a parlare di sé e ci si nasconde  dietro maschere usa e getta, creando il vuoto al di fuori di noi stessi e un’implosione di sentimenti che attraversa le viscere ma che uscirà fuori solo dopo l’ennesimo atto estremo finito in tragedia.

Dovremmo imparare il linguaggio del corpo, ad ascoltarlo per percepire ogni minima variazione nel sorriso, nei gesti. Bisognerebbe guardarsi di più negli occhi. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima allora la verità risiede in uno sguardo diverso. Stiamo diventando sempre più incapaci di cogliere tutto questo. Troppo abituati ad andare di fretta e a capitalizzare e monetizzare anche il tempo dedicato alle persone vicine così da non cogliere i segnali, che nonostante l’armatura di fortezza, lanciano nella loro fragilità. Non ci guardiamo più in faccia. È così poco produttivo osservare chi e ciò che ci circonda, ma testa bassa, smartphone a un millimetro da naso, cuffiette per isolarci e andare avanti.

E i giovani? Non quelli in fase di omologazione al sistema; ma quelli che nelle loro debolezze e insicurezze hanno cercato di costruirsi un’esistenza dignitosa e che costantemente hanno visto calpestati diritti, sogni, possibilità. Loro come reagiscono? Son davvero così forti come vogliono dimostrare?

Solo ieri la notizia del suicidio di una ragazza ventiseienne a Cosenza, né la prima né tantomeno l’ultima di una lunga serie di casi in cui la vita e la morte son entrambe rappresentate da un cappio al collo.

Quando negli individui si spegne l’affermazione ad essere, quando viene tolta la speranza in-divenire, la scoperta e la delizia della costruzione di un progetto di vita non ci si suicida ma si viene ammazzati dal sistema, dall’impotenza e dall’impossibilità di andare oltre quelle barricate e quei muri che sembrano invalicabili e che tendono a rinchiuderci in celle. La repressione oggi ha le fattezze dell’immobilismo e della precarietà, dell’insoddisfazione e della solitudine, dell’annullamento personale e comunitario. Anche il nostro essere interiore diviene una prigione dalle pareti di cristallo, fragili ma che non osiamo distruggere per tentare l’evasione e la fuga verso la liberazione che è vita ancora da realizzare.

Quando un giovane si suicida rimane un numero nella casistica delle statistiche infinite. Invece è un fallimento, una sconfitta della vita, della rivoluzione. Nel gioco al massacro che è la quotidianità anche oggi abbiamo perso tutti.

Scusaci Saveria (e i tanti giovani che hanno scelto di farla finita), per non aver capito, per una società che impone ritmi massacranti ma offre ben poco. Scusaci perché continuiamo ad imbruttire i nostri giorni con angosce e disillusione, tutto è grigio anzi incolore. Scusaci per il riscatto mai avuto, per l’assalto al cielo irrealizzato, per i diritti svaniti e per il menefreghismo dilagante. Scusaci perché studiare non aiuta a salvarci la vita. Perché le possibilità non sono uguali per tutti, perché i colpi di fortuna esistono solo se sei figlio o nipote o parente di… Scusa questo mondo di “grandi” così autoreferenziale e chiuso da aver imbastardito finanche le emozioni e i sentimenti, in cui gli individui rassomigliano alle palline impazzite del flipper quando ti dà il multiballs, sbattono, si rincorrono, ma non si fermano per incontrarsi.