Sab 28 Mag 2022
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Le porte della Casa di Dio sono aperte a tutti, ma non ai diversamente abili

Le porte della Casa di Dio sono aperte a tutti, quelle delle chiese un po’ meno, o meglio non sono accessibili a tutti. Un vero e proprio paradosso se si pensa che il compito della Chiesa è prendersi cura di tutti, normodotati e non. Perché tutti sono figli di Dio e tali devono sentirsi a pieno titolo. Nessun limite fisico o psichico può essere di impedimento all’incontro con Gesù, ammonisce Papa Francesco. Parole d’ordine: accogliere, ascoltare, includere. Ma anche “inventare” con intelligenza strumenti adeguati, proprio come ha fatto don Giorgio Rigoni che ha chiamato a raccolta i suoi parrocchiani per organizzare un flash mob davanti alla chiesa madre di Petronà per esprimere tutto il malcontento nei confronti della Sovrintendenza ai beni culturali. Al centro del flash mob l’abbattimento delle barriere architettoniche del luogo di culto del paese, per collocarvi una porta di legno lungo una facciata laterale. Questo consentirebbe l’accesso in chiesa ai disabili. Il progetto esiste già da tempo, la porta anche, ma tutto è fermo perché la Sovrintendenza di Cosenza, sezione beni culturali, non dà l’ok definitivo. Motivo: altera il valore storico-artistico del luogo di culto. Così però non la pensa il sacerdote don Giorgio, che ai microfoni di emittenti anche nazionali ha ribadito: “Mi viene difficile comprendere la posizione della Sovrintendenza di Cosenza. Non mi spiego tanta insensibilità dinanzi ad anziani, ammalati e diversamente abili che non possono entrare nel nostro luogo di culto. Un paese intero ha raccolto soldi per acquistare la porta e esige risposte perché spesso non ne arrivano. Un nostro concittadino, 30 anni sulla sedie a rotelle, è morto senza poter esaudire il desiderio di entrare nella sua chiesa. Ci sono tanti altri casi di nostri giovani paesani impossibilitati a mettere piede in chiesa. Non è giusto: vengono prima le persone o l’aspetto della chiesa?” Insomma, un caso a dir poco complicato. Nodi tecnico-burocratici tutti da sciogliere, di cui però ne pagano le spese i parrocchiani disabili.