Lun 6 Lug 2020
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Immigrazione: un fenomeno che divide le opinioni

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di Enrico Newton Battaglia

Sicuramente negli ultimi anni è andato via via crescendo questo fenomeno alimentando sempre di più tra gli autoctoni del Bel Paese, che vedono “invaso dallo straniero” il proprio territorio, un atteggiamento di repulsione nei confronti dell’immigrato.

I mezzi di comunicazione moderni, in particolare i social media, non hanno dato man forte per spiegare al meglio questo movimento migratorio, proveniente per lo più dall’Africa; al contrario ha alimentato confusione e “paura” in coloro che oggi dovrebbero essere maggiormente tutelati, i cittadini.

Sin dall’inizio di questo fenomeno, non si è mai, o quasi, parlato dei motivi che hanno prodotto questa diaspora che si è concretizzata sempre di più con un massiccio spostamento di massa di intere famiglie provenienti dai paesi maggiormente indeboliti dalla mondializzazione. Essi infatti si sono ritrovati per primi con lo “straniero in casa”, assistendo al rapido smembramento della proprie terre, senza poter contrastare la forza capitalistica dei paesi industrializzati.

 

Chi oggi vede ”invase” le proprie città ignora, in realtà, una delle cause scatenanti del fenomeno stesso: il continuo voler impossessarsi dei beni primari dei paesi meno sviluppati da parte delle grandi potenze economiche e industriali, che ha portato ad un continuo indebolimento economico di quei paesi, oggi definiti del “terzo mondo”.

Questo indebolimento, esasperando sempre di più le popolazioni e gettandole in un clima di miseria, ha scaturito una serie di guerre, rendendo sempre più difficili le condizioni di vita all’interno di quei paesi e costringendo gli abitanti del luogo a dover prendere decisioni difficili, come quella di emigrare dal proprio paese natio, per poter cercare un futuro migliore nei paesi industrializzati e verosimilmente più sicuri.

Il nostro paese è sempre stato una delle “terre promesse” più coinvolte da questo fenomeno in quanto più facilmente raggiungibile attraverso l’area dei Balcani. Oggi in Italia, come in Europa, sta dilagando un atteggiamento xenofobo che si riversa spaventosamente su “profughi” che scappano dalle proprie terre colpite dalla guerra.

Lo stesso Governo che cerca di adottare misure drastiche – ad esempio bloccando le frontiere – non fa altro che alimentare questo sentimento di paura nei cittadini, dimenticando forse che proprio l’Italia è stata una terra di emigrazione, dal Nord al Sud, non dimostrando sempre un ottimo esempio di convivenza una volta “sbarcati” nelle terre straniere. Questa amnesia storica, porta molto spesso ad alimentare insofferenza e distacco rispetto alle sofferenze altrui, quando invece dovrebbero riportare alla memoria gli episodi storici che ci hanno visto come protagonisti.

Tutti quelli che oggi vanno pubblicizzando una democrazia tecnologica attraverso i social, sentendosi in “dovere” di criticare qualsiasi cosa – a volte con cosi tanta ferocia da esser stati battezzati “leoni da tastiera”- dando sfogo alla “rabbia”, attraverso le tastiere dei propri computers o cellulari, potrebbero “perdere un po’ di tempo” cercando di sfruttare realmente quello che la tecnologia offre. Ad esempio aprendo qualche sito internet che ci riporti indietro nel tempo per avere qualche nozione in più sulle condizioni degli italiani immigrati in America.

Molti degli italiani arrivati in America (dopo aver affrontato molti ostacoli come la vendita dei propri beni per poter permettersi il viaggio) venivano letteralmente prelevati dai criminali che li reindirizzavano nelle miniere, poiché all’epoca gli italiani – specialmente i meridionali -erano considerati, dagli americani, più simili ai neri che ai bianchi. Questo perché l’emigrazione dei lavoratori italiani iniziò dopo l’abolizione dello schiavismo negli Stati Uniti (1865), e il ruolo di “schiavi”, ricoperto fino ad allora dai neri e che da quel momento in poi non avrebbero più accettato quelle condizioni lavorative, venne preso dagli italiani.

L’amaro destino di molti italiani, a parte quello di lavorare sotto un padrone dovendo versare tangenti per ottenere il lavoro, fu quello di essere sfruttati dai connazionali che gestivano il collocamento degli immigrati, stabiliti già da tempo negli Stati Uniti; sfruttando l’ignoranza della lingua e delle norme statunitensi, si trattenevano una percentuale dello stipendio degli emigrati.

 

Nel 1907 una tragedia colpì una cittadina West Virginia  (Virginia Occidentale); il 6 dicembre, un’esplosione nelle gallerie 8 e 6 della miniera di Monongah, si verificò uno di più grandi disastri minerari d’America e dell’emigrazione italiana. Quel giorno persero la vita 171 italiani ( numero “ufficiale”) provenienti dal Molise, dall’Abruzzo e dalla Calabria (quasi tutti da San Giovanni in Fiore).

Senza andare così indietro nel tempo, agli inizi del 2000 ci fu un’emigrazione interna alla nazione stessa: le persone del Sud che in massa partirono per cercare “fortuna” nel nord dello stivale. Anche in quel caso gli emigrati venivano visti in malo modo additati come: “Marocchini”, “Terroni”, ecc.

La situazione che oggi stiamo vivendo, non è molto distante dalle realtà appena descritte; gli stessi africani che vivono in Italia da più tempo che sfruttano i propri connazionali, i ragazzi di colore che accettano i lavori più disparati che un italiano, al 90%, non farebbe ( o pretenderebbe, giustamente, una retribuzione corretta) ecc.

L’emigrazione e l’immigrazione sono manifestazioni che esistono da sempre e non cambieranno mai, l’unica cosa che può cambiare è l’atteggiamento delle persone nei confronti dei due fenomeni impossibili da combattere perché intrinsechi nella natura umana; il “problema” di cui, oggi, tanto si parla, verrà superato come i precedenti quando l’attenzione mediatica si sposterà su altro.

Sicuramente il fenomeno che oggi interessa la Penisola è in crescita e va regolarizzato ma non bisogna dimenticare il passato e quello che ha comportato; come per ogni criminale straniero ce né uno italiano, per ogni persona onesta italiana ce né una straniera. Sicuramente la paura è il sentimento più grande da affrontare e da vincere, anche perché, come la storia ci insegna, è più facile ricordarsi degli avvenimenti brutti e non di quelli buoni. L’Italia ne è un esempio lampante: in America siamo ricordati e conosciuti per la Mafia!