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Le composizioni di Remo De Vico: un unicum di musica e trascendenza

Si rinnova nella sua unicità costante, l’originalità del compositore bruzio Remo De Vico. Proteiforme, la sua musica è un continuo viaggio nella trascendenza, alla ricerca di domande assillanti, rimaste a lungo in un silenzio senza risposta. I dubbi invariabilmente elusi sono affrontati e portati alla estreme conseguenze, rompendo il silenzio drammatico di domande che non sempre portano ad altre domande ma che, comunque, riescono a volte ad arrivare all’olimpica essenzialità della risposta.

Scrive musiche per il cinema e per il teatro, Remo De Vico, ha diretto orchestre ed etichette discografiche e su YouTube è uno dei musicisti sperimentali più seguiti. Si avvale della preziosa collaborazione della clarinettista Mariagaia Di Tommaso e del fotografo e videomaker Nanni Spina. Numerosi riconoscimenti per lui, autore di uno stile positivamente irriconoscibile. È vero che nelle sue composizioni vivono sfumature di Brian Eno ma anche dei Mazzy Star o degli Still Corners o di molti altri ancora che però non raccontano realmente l’arte di Remo De Vico. “Non si è artisti con l’arte e non si è musicisti con la musica” diceva Tommaso Landolfi, ed è proprio così, De Vico lo sa. Indefinibile e capace di essere disegnatore fantasioso di suoni mai convenzionali.

La sua musica è capace di arrivare a far scoprire la forza irradiante dell’interiorità, non certo in modo catartico: «Quello che cerco di fare ogni volta che scrivo una composizione è raccontare una storia, spesso fantascientifica, che parla di pianeti lontani o di microcosmi interiori – ha confidato – la ricerca che porto avanti è di tipo visivo, il suono che arriva all’orecchio dell’ascoltatore deve per forza trasformarsi in immagine interiore, altrimenti non esisterebbe il concetto di cultura musicale. Mi interessa poco la funzione catartica della musica».

Gradevoli ambiguità nelle composizioni di De Vico: leggerezze, incoerenze, estraneità a trame finalistiche di bramosia. Il distacco dai pensieri terreni ed effimeri: la causa per cui sorgono è la causa della loro ambiguità. Uscir di sé e non dipendere da fatti esterni, sempre pronti a stravolgerci, a trascinarci alla deriva. Un paesaggio musicale che diventa tangibile e impalpabile, carico dei sentimenti più onirici, in cui sfuggono e ritornano nessi personali e tormenti.

Vive nel mistero la consapevolezza del possesso di qualcosa che sia altro ma sempre proprio, autentico, remoto, per attraversare la nebbia assidua dell’abitudine, nel frastuono che avvolge la vita quotidiana che impedisce di riconoscere se stessi, di sapere chi siamo. Sono un bel luogo musicale le composizioni di Remo De Vico, dove si può essere possibili e al contempo impossibili, rinnovando i propri pensieri di fondo, per arrivare a una dimensione che infrange la necessità insormontabile di barriere acquisite e che conquista e dissolve vecchie e nuove soggezioni.

Antonio Sergi

*Link utili:

Canale YouTube: ttps://www.youtube.com/c/remodevico

Discografia: https://remodevico.bandcamp.com/