Cosenza, l’amministrazione comunale replica a Guccione e Nucci

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In riferimento a quanto diffuso dal consigliere comunale di minoranza Carlo Guccione e da Sergio Nucci del movimento “Buongiorno Cosenza”, non si può far altro che tornare a ribadire che, appunto, i numeri sono numeri, e davvero non si comprendono certe faziose interpretazioni. La matematica non è un’opinione: l’Amministrazione Occhiuto ha dimezzato il debito ereditato ha quasi ripianato il deficit di bilancio, ridotto la spesa corrente nonostante i consistenti tagli ai trasferimenti statali. Inoltre, solo ad Amaco, si è provveduto a trasferire 7,2 milioni per debiti pregressi.

Carlo Guccione evidentemente analizza i numeri utilizzando la stessa superficialità con cui ha gestito i rimborsi spese del gruppo regionale per i quali è attualmente sotto processo.

Bisogna partire da un dato che il centrosinistra ha riconosciuto pubblicamente in una recente conferenza stampa, ossia che il Comune di Cosenza ha dovuto ricorrere ad un prestito di 160 milioni di euro per pagare una parte della mole di debiti che lo stesso consigliere Guccione e i suoi alleati hanno lasciato in eredità ai cosentini.

Il dato più importante che però il centrosinistra omette colpevolmente di dichiarare è che il Comune di Cosenza è in dissesto dal 2011.

La procedura di predissesto che è stata attivata successivamente, aveva come obiettivo il superamento delle criticità in un lasso di tempo più ampio.

Quindi appare paradossale essere accusati di non aver rispettato il piano di riequilibrio proprio da coloro che avevano causato il dissesto.

In relazione poi alla riduzione della spesa il piano di riequilibrio prevedeva una riduzione per i primi sei anni di 23,1 milioni di euro, nelle contro deduzioni inviate alla Corte dei conti abbiamo evidenziato come il risparmio raggiunto sia pari a 26.8 in quanto il dato della spesa corrente deve essere calcolato al netto della spesa relativa ad entrate vincolate. Un esempio per chiarire il concetto è quello dei contributi ricevuti dalla Regione Calabria a valere sui fondi europei e non per le politiche socio assistenziali che determinano spesa obbligatoria soggetta ad un vincolo di legge. Tali spese sono vincolate e non soggette a scelte discrezionali da parte dell’ente e quindi appare palese come non siano utilizzabili nell’analisi di confronto con le previsioni del piano. Il dato medio della spesa negli ultimi 6 anni è pari a 73,9 milioni di euro che rispetto al dato del 2012 pari a 79.7 ha determinato un risparmio consistente.

In relazione, ancora, alle entrate, le percentuali di riscossione, nonostante gli sforzi compiuti, non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati.

In questi ultimi anni però è stata avviata una fase importante di recupero di evasione fiscale nonostante, è bene ricordalo, gli attacchi dell’opposizione  che accusava l’Amministrazione di mettere mano nelle tasche dei cosentini.

Questo ha permesso di aumentare le riscossioni sui crediti residui dal 12% del 2011 al 20%. Si tratta di un dato incoraggiante ma non ancora in linea con le previsioni.

La riscossione dei tributi non è un problema che riguarda solo il nostro Comune. Le nostre percentuali sono in linea con quelle dei capoluoghi del sud Italia e risentono spesso dell’incapacità delle società di riscossione. Basti pensare che Equitalia, oggi Agenzia delle Entrate ha in bilancio per il Comune di Cosenza circa 200 milioni di euro di ruoli coattivi da incassare. Si tratta di somme che abbiamo stralciato dal bilancio comunale ma che evidenziano una incapacità dell’intero sistema delle riscossioni dei tributi locali.

Anche sullo stock di debito è necessario evidenziare i dati così come emergono chiaramente dai documenti di bilancio e dalle relazioni dei revisori. Il debito di ogni ente è quantificato dalla voce residui passivi che nell’anno di avvio del piano era pari a 219 milioni mentre nel 2018 è pari a 96,4 milioni di euro.

A chi non avesse ancora capito, sottolineiamo per l’ennesima volta, come i numeri nella loro oggettività dimostrano che la situazione del Comune di Cosenza è nettamente migliorata rispetto al baratro ereditato nel 2011. Se questo miglioramento sarà ritenuto idoneo per evitare il dissesto lo dovrà deciderà la Corte dei Conti e poi eventualmente le Sezioni riunite della stessa Corte. Infatti, una eventuale decisione negativa della corte calabrese, così come è avvenuto per il piano di riequilibrio, non determinerà alcun dissesto in quanto saranno le Sezioni riunite ad emettere la decisione definitiva.

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