Gli atleti della Atlas Triathlon Cosenza, già tesserati Asd Anzianotti Nuoto Master, protagonisti dell’Ironoman di Klagenfurt (AT)

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IRONMAN – oltre il limite di se stessi.

Domenica 7 luglio si è tenuta a Klagenfurt in Austria una tra le più ambite tappe dell’Ironman d’Europa. L’Ironman  (marchio registrato Ironman Inc) è la gara estrema di triathlon che prevede in successione nuotociclismo e corsa

  • Triathlon “sprint”: 750 m di nuoto, 20 km di ciclismo e 5 km di corsa;
  • Olimpico: 1.500 m nuoto, 40 km ciclismo, 10 km corsa;
  • Doppio Olimpico: 3.000 m nuoto, 80 km ciclismo, 20 km corsa;
  • Ironman 70.3 o Half Ironman 1.900 m nuoto, 90 km ciclismo, 21.097 km nuoto;
  • Lungo: 3.000 m nuoto, 120 km ciclismo, 30 km corsa;

Ironman o Super Lungo prevede:

  • 3,860 km di nuoto (2,08 miglia nautiche)
  • 180,260 km in bicicletta (112 miglia)
  • 42,195 km di corsa (26 miglia e 385 iarde), una maratona.

Protagonisti di questa super gara di caratura internazionale sono quattro atleti della Atlas Triathlon Cosenza, già tesserati Asd Anzianotti Nuoto Master, Vittorio Iantorno, Pasquale Caprino, Filippo Giglio e Serafino Marchese. Una competizione, questa, tanto impegnativa sia fisicamente che mentalmente. Oltre alla giusta e grande soddisfazione ad aver preso parte all’evento, traspaiono le emozioni degli atleti che vanno molto al di là della classica scarica di adrenalina che certi eventi effondono.  

Una preparazione che è partita qualche anno fa  quando i quattro triatleti decidono di misurare le proprie capacità sportive e la loro preparazione atletica nella gara delle gare. Intensificando gli allenamenti, cambiando schemi e percorsi, modificando gli appuntamenti di addestramento  sportivo, sistemando il regime alimentare. Dal 2016 al 2019 “sondano il terreno” partecipando a diversi appuntamenti sportivi tra cui alcuni Ironman 70.3. Ed ancora maratone, mezze maratone, gare di nuoto e triathlon olimpici. L’esperimento riesce e convince tanto da decidere in via definitiva di affrontare con serietà e determinazione l’Ironoman di Klagenfurt (AT), uno dei più ambiti e partecipati d’Europa.

 

3.000 gli iscritti. Nell’esatto momento in cui l’evento viene sponsorizzato sul web, i pettorali  (riquadro di tela con scritto il numero di gara che viene applicato sul petto del concorrente prima della partenza) sono acquistati tutti in pochissime ore da atleti di tutto il mondo.

Come facilmente si può immaginare, la preparazione sportiva non basta. Per affrontare una sfida di tali dimensioni richiede una buona dose di coraggio, determinazione e quel pizzico di incoscienza che ci caratterizza da bambini ma che, purtroppo  si perde col passare degli anni. “C’è tanto di sfida contro se stessi. Volersi migliorare ed al contempo misurare le proprie capacità. Cercare il nostro “oltre il limite”. Ed è meraviglioso scoprire che quel “limite” in effetti, non è mai esistito se non nella nostra testa”. Queste le prime parole a caldo di uno dei protagonisti, Pasquale Caprino, triatleta per scelta medico per passione. “E’ qualcosa che va al di là della passione per uno sport, è un crescendo di endorfine che si sprigionano nel nostro corpo e che producono un effetto inebriante. Un’ubriacatura di felicità e soddisfazione per ciò che si è riusciti a portare a termine, per ciò che si è stati capace di fare. Se ci mettiamo poi che anche la performance sportiva è stata più che soddisfacente allora il quadro è a dir poco perfetto!”. 

Il venerdì precedente si ritira il pacco gara, il braccialetto dell’evento e la cavigliera collegata al gps. L’intera gara potrà essere seguita attraverso un’apposita applicazione da scaricare sul cellulare. L’organizzazione della manifestazione è perfetta. Tutto organizzato nei minimi dettagli come si confà ad eventi sportivi internazionali come questo.

Sono le 7.22 del mattino. Si parte per un’avventura che durerà 13 ore o di più. 

La prima frazione di nuoto si tiene nel lago am Wörthersee, uno dei laghi alpini più temperati. Si parte quattro per volta ogni 5 secondi. Si sgomita un po’, l’acqua è pesante come ci si poteva immaginare. I quattro atleti cosentini nuotano abbastanza vicini l’uno con l’altro; ci si cerca con un rapido sguardo tra una bracciata e l’altra. Al termine del percorso, una rapida occhiata al cronometro per controllare i tempi della frazione di nuoto si corre in zona cambio: pantaloncino e maglia tecnica, sacca, bici, prendono prepotenti, in poco meno di 15’, il posto della muta. E’ la frazione più lunga: si pedala per 180km attraverso i percorsi ciclistici, assolutamente ben mantenuti, attraversano paesaggi dalla natura incontaminata della Carinzia e della Drava, dislivello 1800mt, tanto vallonato con 3 salite corte.

Nel pomeriggio inoltrato, calano le temperature ed il freddo comincia a sentirsi e diventa ancora più pungente quando al 120 km una pioggia torrenziale sorprende gran parte dei partecipanti. 

Transazione più veloce per passare alla terza e conclusiva frazione di gara. Si lascia la bici e si parte per la maratona, ultima frazione di gara. L’adrenalina non cala, spinge ancora di più se è possibile. L’impresa è a portata di mano. Si corre, convinti e non ancora vinti. Ed è solo a poche centinaia di metri dalla fine che si comincia a sentire che la “follia” è giunta quasi al termine. 

Sono il danese Daniel Bekkegard col tempo di 8h14’26” per la sezione maschile e la svizzera Daniela Ryf col tempo di 8h52’20” per la sezione femminile a vincere l’Ironman di Klagenfurt.

“Ed è proprio quando al microfono si sente pronunciare il proprio nome, si percorrono gli ultimi metri, nel tunnel che fa la strada all’immenso palco allestito per l’occasione, pronti ad oltrepassare “the magic button” che ci si sente eroi!” Queste le parole di Filippo Giglio che aggiunge: “Sembra banale dire che è stata un’esperienza indescrivibile ma è proprio quello che abbiamo vissuto tutti. Sono sicuramente emozioni forti che ognuno di noi porterà in maniera diversa dentro di se. E’ una sfida contro se stessi che arricchisce al tal punto che la stessa medaglia che oggi portiamo con immenso orgoglio al collo ne diventa l’emblema stesso. E poco importa che non sia d’oro, d’argento o di bronzo. Per tutti noi è coniata in una lega molto più preziosa di qualsiasi metallo pregiato. In questa medaglia c’è tutto il nostro essere. Siamo noi”.

Ed intanto, col passare dei giorni dal termine dell’evento, l’entusiasmo degli atleti cosentini non accenna a diminuire (come è giusto che sia) e già si pensa ai prossimi appuntamenti sportivi che li attendono. Gare di nuoto, triathlon, maratone e magari un nuovo e più avvincente Ironman

 Francesca Bilotta