Ven 7 Ott 2022
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Reportage sul lavoro nero, Il direttore Patania: “Scoperti dall’Ispettorato del lavoro, nel 2019, ben 657 lavoratori in nero” (video-intervista)

Sfruttamento del lavoro e crisi economica che si riversa sui lavoratori. Un fronte penale, che è quello del caporalato e dell’intermediazione illecita ed infine, non per ultimo, il Reddito di cittadinanza con situazioni definite “truffaldine”.

Il direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Cosenza, Giuseppe Patania, anticipa dati e numeri dell’attività svolta in quest’ultimo anno. Seppur parziali, perché “fermi” ad ottobre.

Lavoro nero, su tutti. Infatti, a fronte di 504 lavoratori  in nero scoperti nel 2018,  nell’anno 2019, ancora non concluso, i lavoratori in nero scoperti sono già ben 657 con un incremento rispetto al 2018 del 30%, dato che certamente si incrementerà negli ultimi due mesi dell’anno. Il numero delle ispezioni? 2.300 circa, anche in questo caso con un incremento del 4%. Imponibile accertato pari ad € 2.622.813,02 ed importi introitati pari ad € 419.712,00 per sanzioni amministrative ed € 250.445,24 per sanzioni penali.

In generale, i principali fenomeni di illegalità intercettati dall’Itl di Cosenza sono stati  anche la scoperta di somministrazione di manodopera irregolare, ovvero casi che riguardano l’esercizio non autorizzato della somministrazione di lavoro che si verificano ogni qual volta la prestazione lavorativa viene svolta a favore di un soggetto diverso dal proprio datore di lavoro. Una particolare attività è stata indirizzata riguardo quei lavoratori in nero che percepiscono il reddito di cittadinanza. Proprio riguardo questo particolare aspetto, l’Ispettorato Territoriale del lavoro di Cosenza ha scoperto, da quando è stato introdotto l’istituto del reddito di cittadinanza, ben 25 lavoratori in nero  mentre svolgevano attività lavorativa e contemporaneamente percepivano, indebitamente, il reddito di cittadinanza con le conseguenti informative all’Inps e all’autorità giudiziaria di competenza.

“Altro grande fenomeno è quello del sommerso, nei settori più critici. Edilizia e terziario su tutti”, spiega il direttore Patania. “Siamo presenti sul territorio, l’Itl è preposto alla tutela. Siamo qui per costituire, unitamente alle altre forze dell’ordine, un presidio di legalità. A tutela dei lavoratori e delle imprese che sono in regola con le leggi e con il fisco. Non dimentichiamo che persiste, ancora, una concorrenza sleale che mette in crisi tutto il sistema”, la denuncia pubblica del direttore. Tre distinzioni importanti, dunque. Il lavoro “nero”, il “grigio” ed il sommerso.

Nell’anno 2019 le ispezioni, sempre nel settore edile, tanto per fare altro esempio, sono state 464 di cui 314 irregolari. 174 sono i lavoratori a cui si riferiscono le violazioni accertate. Di questi, n89 sono in nero, n70 sono stati appaltati illecitamente. Il numero delle prescrizioni è pari a 207 e l’importo introitato è pari ad 139.528,2. Una situazione non del tutto allarmante ma certamente non cristallina.

“Il nostro impegno quotidiano va nella direzione di ridurre giustappunto questa sorta di dislivello”, la chiosa del direttore Giuseppe Patania.