Sab 4 Lug 2020
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Coronavirus, effetti negativi sul turismo? L’analisi di Demoskopika

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Nel 2020, l’emergenza coronavirus potrebbe generare un segno negativo per l’incoming turistico italiano, con una contrazione della spesa turistica di ben 4,5 miliardi di euro, pari a circa il 5% per cento del prodotto interno lordo del settore. È quanto emerge da uno studio dell’Istituto Demoskopika che, nei giorni scorsi, ha tracciato una mappa per regione dei possibili effetti sul turismo italiano di una prolungata “paura da contagio” generata dal Coronavirus. Stima immediatamente ripresa e diffusa da alcuni tra i più importanti network internazionali. È il caso, ad esempio, del prestigioso quotidiano statunitense The Washington Post, del più longevo quotidiano francese Le Figaro, del network arabo Al Jazeera e del quotidiano economico spagnolo El Economista.  

«Il merito – dichiara soddisfatto il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – va riconosciuto ai tanti ricercatori, molti dei quali calabresi, che negli anni hanno saputo osservare la realtà con gli occhi attenti dell’innovazione e con un’analisi puntuale dei territori italiani. In questa direzione, Demoskopika, nei suoi 20 anni di attività scientifica, si è costantemente attivata per sviluppare conoscenze, valorizzare le competenze presenti all’interno della propria struttura  formata da un gruppo di ricercatori senior con provata esperienza e professionalità, con competenze specifiche in campo statistico, dell’analisi economica, dell’osservazione dei sistemi turistici locali e della ricerca sociale».

demoskopica

«Il numero crescente di disdette di prenotazioni che in queste ore stanno denunciando moltissimi operatori turistici, anche attraverso le associazioni di categoria, – dichiara il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – non lascia presagire alcunché di buono per la stagione turistica in corso nel nostro paese. La sindrome da contagio, alimentata anche da scarsa e inadeguata informazione, rischia di produrre ricadute devastanti su gran parte dei sistemi turistici regionali. Non è un caso che a rischiare maggiormente sarebbero, ovviamente, le destinazioni turistiche strutturalmente più apprezzate dai turisti internazionali, primi fra tutti cinesi, americani tedeschi e inglesi.

E la nostra indagine – precisa Raffaele Rio – stima che il maggior numero di defezioni potrebbero provenire prioritariamente da queste realtà che, più di altri, hanno la tendenza a manifestare, come in altre emergenze passate, un maggiore livello di rinuncia al viaggio per ridurre le probabilità di eventuale contagio. Le ultime notizie provenienti dal Laboratorio di Virologia dello Spallanzani – conclude il presidente dell’Istituto Demoskopika –  lasciano presupporre che l’emergenza  si possa dissolvere nel più breve tempo possibile. In caso contrario,  le regioni i cui sistemi turistici risultassero maggiormente fiaccati dall’emergenza, reclamino “lo stato di calamità turistica” chiedendo al governo  l’inserimento, a consuntivo di stagione, di un sostegno economico per assistere gli operatori turistici, alimentare le strategie di promo-commercializzazione nei mercati internazionali “più sensibili” e incentivare politiche di scontistica dei vettori aerei per rilanciare gli spostamenti dei viaggiatori verso le nostre destinazioni turistiche regionali».

Incoming: 4,7 milioni di turisti in meno per paura del contagio. In testa Cina, Germania e Usa.  Potrebbero essere poco meno di 5 milioni i turisti che per ridurre i rischi di contagio rinuncerebbero all’Italia come destinazione turistica per la loro vacanza nel 2020 generando una contrazione complessiva di 14,6 milioni di pernottamenti. La stima dell’Istituto Demoskopika si è concentrata esclusivamente sui paesi che, ad oggi, hanno fatto registrare casi confermati di coronavirus così come costantemente monitorati dalla Johns Hopkins University