Ven 7 Ott 2022
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Decreto liquidità, Mamone: “No alla logica dei prestiti, meglio l’azzeramento dei contributi”

“Il provvedimento governativo cosiddetto ‘liquidità’ parte da una logica sbagliata: far indebitare ulteriormente le aziende anziché farle ripartire. Offrire prestiti, ma lasciare invariati i pagamenti, specie i versamenti contributivi e fiscali, equivale a rinviare a qualche mese i problemi con il sovraindebitamento del tessuto produttivo e dar vita ad una partita di giro tra l’imprenditore, costretto comunque a far fronte alle scadenze, e lo Stato. C’è quindi un solo modo per fermare questo circolo vizioso: l’azzeramento, non la sospensione, perlomeno dei contributivi previdenziali per sei mesi. In sostanza è inutile la concessione di prestiti che poi rischiano di diventare un’ulteriore zavorra, tra versamenti dilazionati e rate”.

E’ quanto sostiene Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, sindacato datoriale.

“Vanno bene i provvedimenti di solidarietà per i lavoratori, come la cassa integrazione, che hanno dominato la scena, ma il cuore pulsante della ripresa può essere solo il tessuto imprenditoriale, che va alleggerito di scadenze e di incombenze più che appesantito di debiti. L’abbattimento dei contributi ha già dimostrato, in passato, di essere una misura efficace sia per la crescita sia per l’occupazione: potrebbe essere attuato rivedendo l’impalcatura generale del sistema contributivo, orientato in una nuova solidarietà tra generazioni e tra contribuenti. In tal senso un provvedimento quale ‘quota 100’ è un privilegio che mal si concilia con il momento che stiamo vivendo e dovrebbe essere rivisto in nome del principio di equità – continua Mamone.

Infine il presidente dell’Unsic, pur riconoscendo la validità del ‘reddito di cittadinanza’ in questa fase di emergenza, ritiene che i fruitori del reddito stesso potrebbero essere utilizzati nel settore agricolo, che sta soffrendo la mancanza di manodopera. Ciò permetterebbe -conclude Mamone, che è anche componente della Commissione Emersione della Calabria- anche di restituire senso, valore e dignità al lavoro agricolo, creando un’occasione di esperienza per combattere concretamente il caporalato, soprattutto in una regione come la Calabria con oltre 148.000 lavoratori irregolari nei diversi settori e dove ad aggravare la situazione si incunea anche la ndrangheta, proprio per la presenza di moltissimi immigrati irregolari e senza alcun rapporto di lavoro di natura legale, che in Calabria si stimano intorno ai 15.000.