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Sport, per il Covid il fischietto va in pensione dopo 140 anni

Il fischietto rischia il prepensionamento. In tempi di pandemia, uno degli oggetti simbolo dello sport, finisce tra gli osservati speciali. Nulla sarà come prima, e le norme igieniche da osservare su tutti i campi ne mettono a dura prova l’uso. E c’è chi, tra gli addetti ai lavori, che ha già mostrato tutte le perplessità del caso. Si potrà continuare a usarlo? “Direi di no: i giocatori toccano il pallone, ce lo restituiscono, noi tocchiamo pallone e quindi mettiamo in bocca il fischietto. Siamo i più esposti ai rischi” dice Verne Harris, un arbitro statunitense con una lunga esperienza nel basket, che solleva così la questione.

Chantal Jennigs, sulle pagine del New York Times, indica la strada da seguire e ipotizza nuovi scenari, parlando di “prepensionamento del fischietto”, dopo 140 anni di onorata attività. La nuova tendenza che si è diffusa negli States è efficace: si tratta del fischietto che ‘non fischia’. Un fischietto elettronico che gli arbitri tengono fra le mani e azionato con un pulsante a portata di pollice. L’oggetto, divenuto oltremodo prezioso di questi tempi, è prodotto e messo in commercio dalla Fox40, un’azienda che da anni produce fischietti per ogni arbitro, come testimonia il fatto che ne vende circa 15.000 al giorno.

Con la pandemia il volume d’affari dell’azienda ha subito una brusca accelerazione: a maggio il modellino elettronico, spiega l’azienda, ha ricevuto ordini per la vendita di 50 mila pezzi. Anche il campionato di hockey nel Quebec lo ha reso obbligatorio e, mentre la Ncaa discuteva l’ipotesi di dotare gli arbitri di mascherina, nessuno pensava alla questione fischietti. Quello elettronico somiglia a una piccola torcia, resta da risolvere il problema della batteria, ma non solo: i fischietti tradizionali sono sincronizzati con i cronometri dei tavoli nei tornei universitari di basket. E poi c’è l’insidia dell’involontarietà: un piccolo tocco e parte il ‘fischio’.