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Lo “sfascino”. Streghe e magare: tra credenze e superstizioni

di Anna Zupi

 

Sin dai tempi antichi nella nostra terra si è sempre parlato di credenze, fatture e malocchio. Una figura predominante è quella della “magara” a cui ci si ricorre spesso: c’è chi ci crede chi no.le ma La magara  aveva la figura di colei che poteva risolvere qualsiasi problema in realtà avevano una buona conoscenza delle erbe e curavano acciacchi e disturbi con intrugli. Famose per i rituali d’amore come far innamorare una persona che non corrisponde. “pi ‘ttaccari amuri ( per far nascere l’amore). Usavano capelli umani o crine di cavallo annodandoli: un nodo per ogni richiesta. In alcuni paesi a mezzanotte si va al cimitero e si prende da una fossa un ossicino di un bambino morto senza essere battezzato ( un paganeddu), poi si mette nel forno e si polverizza. Questa polvere viene mescolata nel cibo e si fa mangiare alla persona a cui si vuol fare la magia. Il cibo deve esser mangiato a mezzogiorno e devono esser pronunciate delle parole magiche.

 

A Briatico e a Tropea la “magaria” è differente: alla polvere dell’osso si sostituisce il mestruo di donna versato direttamente nelle bevande (caffè, vino) o nei fichi secchi. Le magare erano molto rispettate, ma anche temute. A loro veniva attribuito il potere di ammaliare gli uomini, le persone con filtri e formule, scatenare odio o amore, gettare il malocchio, scatenare malattie.  Venivano chiamate “zie” come forma di rispetto.  Era frequente incontrarle di notte per strada; a loro veniva attribuito il potere di rapire le ragazze e trasportarle lontano. Le magare, amiche della notte, del potere misterioso della luna trasformavano gli uomini in lupi e solo tramite scongiuri poteva esser preservato tutto ciò con preghiere in chiesa cercando vendetta contro le influenze malefiche.

 

Benefattrici per le donne colpite da emicrania che per liberarsi dal “malocchio” recitavano uno scongiuro e vi era la guarigione. Queste figure mitologiche non sempre erano benevole e spesso si trasformavano in vere e proprie streghe specializzate in fatture. La fattura si fa in tanti modi, ad esempio usando oggetti diversi in modo particolare oggetti appartenenti alla persona da colpire. A Dasà (Catanzaro, oggi VV) si mettono “in un panno o in materiali simili, spilli e chiodi ed ad ogni spillo o chiodo, che si conficca, si nomina la persona che si vuole ammaliare”. A Polistena (RC) la magaria si ottiene mettendo in una bottiglia della carne spezzettata, nominando la persona che si vuole ammaliare; marcisce la carne e marcisce la persona che si vuol colpire. A Polistena si fa pure la magia prendendo un pezzo di carne e conficcandovi molti spilli; il nome della persona però sarà pronunziato solo quando si sotterrerà la carne per farla marcire. A Vibo Valentia, a San Costantino Calabro si usano la lingua, il fegato, il cuore, il polmone o altri organi per far soffrire maggiormente la persona cui è rivolta la magia; se si usa il fegato, la persona si ammalerà di fegato, se il cuore, di malattia del cuore. In ogni caso l’utilizzo degli spilli e del sotterramento in luogo appartato sono indispensabili.

 

Sono molteplici i riti che vengono tramandati e che variano da città a città e ancora oggi credenza o meno il calabrese se ha mal di testa chiede “me lo fai lo sfascino”?