Home Cronaca Cerisano (CS): suore "abbandonate", ne muore...

Cerisano (CS): suore “abbandonate”, ne muore una positiva al Covid

E’ deceduta quest’oggi suor Celina. Era positiva al Covid-19 come altre consorelle dell’Istituto del “Sacro Cuore del Verbo Incarnato” di Cerisano (CS).

Le suore, in quarantena ed isolamento domiciliare, rispettano le norme del caso e vivono questo momento di prova con spirito di fede, ma da giorni sono senza nessun tipo di assistenza sanitaria. E’ una suora che si è fatta carico delle consorelle, tutte ultra-ottantenni, positive al Covid, alcune delle quali hanno bisogno di supporto per tutte le necessità primarie. Una vicenda paradossale. Da quando sono in regime di quarantena nell’Istituto, le consorelle ricevono pasti caldi solo grazie all’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Lucio Di Gioia e le visite da parte del medico di base di Cerisano Ivan Greco, ma di operatori di sanità pubblica neppure l’ombra. Eppure spetterebbe a loro eseguire sorveglianza attiva quotidianamente per ottenere informazioni sulle condizioni cliniche della persona in isolamento/quarantena. Il monitoraggio quotidiano delle condizioni di salute di questi soggetti, nonché degli altri eventuali conviventi, è infatti a carico dell’operatore di sanità pubblica, in collaborazione con MMG/PLS; informare la persona circa i sintomi, le caratteristiche di contagiosità, le modalità di trasmissione della
malattia, le misure da attuare per proteggere gli eventuali conviventi; informare la persona circa la necessità di misurare la temperatura corporea due volte al giorno. Invece…

Da quando si è registrato il primo caso di positività al Covid tra le suore di Cerisano, le religiose sono state deliberatamente abbandonate. Nessun infermiere, nessun operatore socio sanitario. Una consorella si occupa di tutto con l’ansia e le preoccupazioni date dall’età delle religiose. A cosa servono le Usca, che da decreto governativo avrebbero dovuto occuparsi di assistenza domiciliare e trattamento? Certamente non per effettuare celermente i tamponi. Da tutto il paese di Cerisano i contatti di positivi denunciano un’attesa media di 5-7 giorni per il test ed ancor di più per i risultati. Insomma, la sorveglianza attiva sui malati in assistenza domiciliare è rimasta solo nel novero delle buone intenzioni, l’individuazione della rete di un contagiato il più delle volte è affidata alla buona volontà del singolo. In più, chi può si rivolge ai laboratori privati che da maggio hanno iniziato a fare tamponi e sierologici a pagamento, senza che nessuno si sia mai preoccupato né di verificare l’attendibilità dei test, né di pretendere la trasmissione dell’esito di quegli esami.

Purtroppo quanto sta accadendo a Cerisano (CS) è lo specchio di quello che sta succedendo in Calabria. Non ci stupiamo, dunque, della decisione dell’Istituto superiore di sanità e del Governo che hanno messo nero su bianco il pericolo di una “trasmissione non gestibile” così da decretare il lockdown per la Calabria almeno fino al prossimo 3 dicembre.