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Il critico d’arte Roberto Sottile si racconta.”Riscatto e successi,nonostante il Covid”

di Antonio Sergi

Anche per il settore cultura questo 2020 è stato un anno da dimenticare, tra chiusure e riaperture a singhiozzo e contingentate. Biblioteche, teatri e musei hanno dovuto ripensare la loro programmazione, oppure sospenderla in attesa di tempi migliori. Nonostante la pandemia, per il Museo del Presente di Rende il 2020 è stato prolifico con ben venti progetti legati all’arte contemporanea. Merito di una attenta e mirata programmazione avviata da qualche anno da parte dell’Amministrazione Manna e nello specifico dall’Assessorato alla Cultura della Città di Rende, diretto dalla prof.ssa Marta Petrusewicz. A tessere le fila di questi successi ed importanti traguardi il critico d’arte Roberto Sottile, che ha curato la rassegna d’arte “Intrecci Contemporanei” ospitata nel Museo del Presente. Un progetto di caratura nazionale, che ha attirato l’attenzione di artisti e addetti ai lavori, che ha confermato, se ancora ce ne fosse bisogno, di come il Museo del Presente con il suo giovane curatore rappresenti un polo artistico-culturale di eccellenza competitivo da far invidia a tanti. Abbiamo incontrato Roberto Sottile, per farci raccontare qualche anticipazione sulla nuova programmazione del Museo del Presente e su altri progetti, ma soprattutto per passare in rassegna questo 2020 ormai agli sgoccioli.

Un anno difficile questo 2020 per il mondo della cultura, ma nonostante ciò per il Museo del Presente è stato un anno di importanti traguardi e realizzazioni.

Non ci siamo fatti trovare impreparati. Come tutti i Musei e luoghi di cultura, abbiamo subito come un macigno lo stop alla nostra programmazione, tra le altre cose presentata alla stampa a fine febbraio. Nei primi mesi di lockdown abbiamo continuato a lavorare con la grossa incognita della riapertura che si allontanava di settimana in settimana. Avevamo già le spalle larghe, di un 2019 dove avevamo fatto bene e ci aveva dato la possibilità di programmare con ben 10 mesi di anticipo il 2020. Non potevo incontrare gli artisti coinvolti di persona ma come sono abituato a fare ho continuato ad avere con loro un dialogo continuo, a progettare la mostra, a valutare l’evolversi della situazione per essere pronti a riprendere appena si poteva. Così è stato e da giugno a novembre non ci siamo fermati mai, offrendo un programma molto articolato e di qualità. Puoi fare ciò se sai quello che vuoi e per fortuna noi sapevamo bene dove volevamo andare con la nostra programmazione e altra cosa fondamentale è avere accanto una squadra di professionisti capaci di essere reattivi e dinamici e disponibili alle ore piccole. Il risultato sono state circa 20 mostre in questo anno, e ben oltre la metà realizzate nei sei mesi che vanno da giugno a novembre. 

Anche il Museo del Presente ha vissuto come tutti i musei italiani il primo lockdown, successivamente una riapertura con ingressi ridotti e attualmente l’attività al pubblico è sospesa in attesa, si spera, di ricominciare presto. Come siete riusciti a programmare ad affrontare aperture e chiusure a singhiozzo?

Quel che arriva al Museo del Presente è frutto di una programmazione lunga. Con l’Amministrazione Comunale, con il Sindaco Marcello Manna e l’assessora Marta Petrusewicz abbiamo parlato a lungo come dare un cambio di passo al Museo. Abbiamo deciso di puntare ad una programmazione lunga, di qualità, ma nello stesso tempo capace di garantire al territorio, attraverso le energie migliori, di sperimentare, di confrontarsi con altri artisti provenienti da altre realtà. L’idea è quella di raccontare una contemporaneità attuale, quella più vicina, in prossimità. Quindi spazio alla contaminazione artistica con artisti che sono arrivati anche per la prima volta ad esporre al Museo del Presente da altre città e da altre regioni italiane. Abbiamo pensato al Museo del Presente come una fabbrica contemporanea di cultura e di attività culturali importanti con un occhio al territorio ma anche con la capacità di aprirsi anche fuori dai confini comunali e regionali. Il Museo del Presente non è solo un Museo della città di Rende, ma uno spazio dove i contenuti prendono forma attraverso i linguaggi più svariati. Una virata di prospettiva che ci ha permesso di osare. Il risultato è stata una programmazione molto ambiziosa. 

Come nasce “Intrecci Contemporanei”, la programmazione 2020 dedicata alle mostre d’arte contemporanea?

Nasce dall’esigenza condivisa con il sindaco e l’assessora di dare una prospettiva diversa, un cambio di passo al Museo del Presente. Già nel 2018 e 2019 avevamo sperimentato questa possibilità e poi nell’estate 2019 abbiamo osato e deciso di programmare con largo anticipo, di chiedere agli artisti che ho avuto il piacere di selezionare ed invitare al Museo di accettare questa sfida, cioè quella di pensare insieme al Museo un progetto che fosse per il Museo. Ciò significa ripensare il Museo non più come uno spazio vuoto da riempire, ma come uno spazio che ha una connotazione ben precisa che si presta non solo ad ospitare creatività ma a coltivare questa creatività, a progettarla, a farla crescere. La cosa di cui vado più orgoglioso e che diversi progetti nati per il Museo del Presente non sono finiti qui, ma sono iniziati dal nostro museo per arrivare in altri luoghi, in altre città. E il Museo del Presente accompagnerà questi progetti. 

Nicolò Canova, Ferando Cobelo, Marco Da Rold, Massimiliano Ferragina, sono solo alcuni dei protagonisti di “Intrecci” in questo 2020…

Nell’ordine, artisti provenienti da Torino, Pinerolo, Roma che grazie alla capacità e alla creatività di questi artisti si sono connesse con il Museo del Presente. Con tutti loro c’è l’obiettivo in questo 2021 di continuare, di non fermarsi ma portare altrove il nostro progetto. Derivato, Secondo, Retoriche Figure, questi i progetti realizzati con Nicolò, Fernando, Marco e Massimiliano, pensati per il Museo del Presente, non si esauriscono al Museo del Presente. Diventiamo imprenditori di cultura, programmiamo, la produciamo e siamo capaci di esportarla. 

L’elenco degli artisti che sono arrivati al Museo del Presente in questo 2020 è lungo e comprende anche Visionimiopi, Calì la Rebelle, Gabriele Ferrari, Leonardo Cannistrà, Franco Paternostro, l’elenco è davvero lunghissimo…

Questo elenco potrebbe continuare con Deborah Graziano, Fiomarino, Marilena Villella, Domenico Grosso, Pier Paolo Nudi, Francesco Altomare, altri protagonisti della programmazione 2020, così come gli artisti selezionati nel progetto Geni Comuni. L’elenco è davvero lungo. È stato un 2020 impegnativo. Ma è stato sorprendente soprattutto vedere la risposta del pubblico. C’è necessità della poesia della cultura. Di ritrovarsi anche se distanti al museo. Nonostante la pandemia siamo riusciti ad essere un punto di riferimento importante. Di questo sono molto orgoglioso. 

Nella programmazione 2020 spazio anche alla presenza di artisti storicizzati dalla riapertura della sezione permanente dei Futuristi Calabresi alla sezione Novecento, al progetto Geni del 900 qual è il nesso di tutto ciò? 

Nuovo allestimento per i Futuristi Calabresi, la sezione permanente donata dalla Famiglia Bilotti che ho curato insieme al prof.re Vittorio Cappelli, e poi spazio anche alla sezione Novecento artisti in Collezione con opere di Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Emilio Greco, Renato Guttuso, Carlo Levi, Mario Sironi, Lorenzo Viani che appartengono al patrimonio del comune di Rende che abbiamo presentato per la prima volta al Museo del Presente. E poi il grande progetto Geni del Novecento ideato da Luigi Le Piane che ho curato insieme a Mariateresa Buccieri. Opere di Andy Warhol, Agostino Bonalumi, Marco Lodola, Mark Konstabi, Roy Lichtenstein, Mimmo Rotella. Tre progetti che hanno al centro un nucleo di artisti storicizzati notissimi al grande pubblico, che testimoniano la vocazione del Museo del Presente di intrecciarsi non solo con le forme d’arte contemporanee più innovative, ma anche la capacità di raccontare quel DNA necessario per capire quello che siamo oggi. Non c’è futuro senza sapere da dove si arriva. È una regola fondamentale per tutti gli artisti.

Cosa ci riserva il 2021? Come sarà la prossima programmazione del Museo del Presente? 

Sarà, mi auguro, un anno molto impegnativo. Non solo per i numeri che ci auguriamo di proporre, ma soprattutto, forti dell’esperienza della programmazione 2020, abbiamo continuato a programmare e anche per la stagione 2021 sarà tempo di “Intrecci Contemporanei” mentre per quella 2022 ma so bene che è presto adesso parlarne, ancora una volta saremo pronti per nuove sfide. Il 2021 avrà l’obiettivo di confermare il lavoro fatto fino ad ora. Adesso siamo consapevoli di ciò che sappiamo fare. Da gennaio a dicembre il calendario è fatto. Una programmazione che risente anche di alcuni rinvii della passata programmazione che recupereremo in questo nuovo anno. Fare arte significa programmare, una mostra non si improvvisa. Se si vogliono raggiungere obiettivi importanti bisogna avere tempo. Il tempo della cultura purtroppo spesso non viene capito, si pensa che sia possibile organizzare una mostra dall’oggi e domani. Non è così se le cose si vogliono far bene, se si vuole lasciare una traccia. Al Museo del Presente abbiamo deciso di lavorare in questo modo. 

La tua attività curatoriale e da critico d’arte non si ferma al Museo del Presente, ma sei abituato a regalarci progetti in tutta Italia. In cosa sarai impegnato, dove ti vedremo? 

Nel 2021 verrà posto il seme di un progetto in cantiere ormai da quasi un anno che mi porterà alla direzione artistica e scientifica di un nuovo ed importante spazio espositivo a Bologna. Un Museo diverso dal solito, autogestito, passatemi il termine, da importanti gallerie d’arte italiane e artisti selezionati che avranno la possibilità di trovare spazio e idee da presentare in una città culturalmente all’avanguardia come Bologna. Il mio lavoro curatoriale, affiancato da un comitato scientifico che verrà presentato a breve, sarà quello in una prima fase della selezione delle Gallerie d’Arte e degli artisti che prenderanno parte a questa nuova sfida, e ciò lo stiamo già facendo, e successivamente insieme faremo sintesi e si programmeranno le varie mostre con gli artisti delle gallerie, che si terranno anche contemporaneamente, ci saranno inoltre le mostre con gli artisti selezionati per questo progetto, e progetti rivolti soprattutto a giovanissimi artisti che potranno entrare in un circuito selezionato e farsi notare dal pubblico e soprattutto dagli addetti ai lavori, in questo caso dalle gallerie d’arte che faranno parte di questo grande ed ambiziosissimo progetto. Una sfida nuova. Ma chi mi conosce sa bene che amo le sfide.

Tutti gli artisti che hanno lavorato con te hanno definito il tuo modo di lavorare molto scrupoloso, per alcuni versi maniacale, ma nello stesso tempo lavorare con te significa divertirsi senza rinunciare ad una caratteristica cioè quella della poesia che riversi nei tuoi testi e nel percorso di costruzione del progetto ad iniziare dall’allestimento. Ti ritrovi in questa definizione?

La definizione di critico poeta, che spesso ricorre nelle argomentazioni degli artisti con cui lavoro, per descrivere il mio modo di essere e di lavorare, mi lusinga molto, mi imbarazza anche. Non mi risparmio nel mio lavoro, che per prima cosa, per essere fatto bene richiede un movente importante: la curiosità. Il desiderio di comprendere, di capire e di far capire nel modo più semplice. La scrittura non è la soluzione, ma una opzione, che il critico d’arte, il curatore deve offrire all’artista e al pubblico. All’artista perché spesso una lettura critica ti offre la possibilità di un punto di vista autentico, più distaccato. Per spiegarmi faccio un semplice esempio. L’artista si trova all’interno di un tornado, che è la sua creatività, ha piana consapevolezza di essere un tornado, ma non sempre ne percepisce la vastità, vive il momento creativo, sta nel cuore della sua energia. Il critico d’arte, in questo caso io, mi trovo invece sulla collina, all’orizzonte, pronto ad impattare con questa creatività, ed essendo dall’esterno, ne percepisco tutta la sua potenza ed energia. L’arte arriva, mi travolge e mi trascina con se, spezzando tutte le barriere. Se questo significa concedere poesia al mio lavoro, al mio modo di essere, ebbene si, allora sono un poeta. E ringrazio, mi si permetta, la tua sensibilità di giornalista, ma soprattutto di uomo, perché per primo hai utilizzato in una passata intervista questa espressione, che mi calza a pennello direi. 

Utilizzi spesso tutte le volte che presenti ciò che fai una distinzione che reputi essenziale, cioè quella di Essere e non quella di Fare il critico d’arte. Un legame quindi imprescindibile tra l’uomo e il professionista. Il 2020 è stato per te anche un anno difficile affettivamente, con la perdita improvvisa del tuo papà…

Nella vita ho alcune piccole ma importanti certezze, due di queste sono quella di essere figlio, e quella di essere un critico d’arte. Le vivo con la stessa intensità ma con due prospettive diverse. Siamo figli nonostante tutto e tutti, nonostante ciò che sarà nella nostra vita. Sappiamo per certo che siamo figli. È l’unico status che ci accompagnerà sempre e che ci accomuna tutti. Ho avuto ed ho la fortuna di essere figlio di un padre e di una madre che mi hanno insegnato tante cose, mi scuserete se preferisco custodire questi insegnamenti nel silenzio del mio cuore e di viverli attraverso il rumore delle mie azioni, di cui il mio essere critico d’arte, con la mia poesia, con le mie emozioni, con il rispetto nei confronti della vita rappresenta la concreta emanazione di questi insegnamenti.

Cosa ti auguri in questo 2021?

Di accompagnare le mie giornate con la poesia e con la fragranza dell’arte. Continuare con impegno a produrre progetti sempre più ambiziosi, ma soprattutto mi auguro attraverso la forza dell’arte di riuscire a raccontare la vivacità di questo nostro paese, fatto da tante belle energie. E mi auguro di ritrovare il piacere di un abbraccio con chi come me trova nell’arte una ragione di vita e di melodia. E sperare che il nome possa continuare ad essere sempre appeso ad un manifesto e vivere le stesse emozioni della prima volta.