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4 milioni e 900mila interrogativi sull’ospedale di Scalea

di Virgilio Minniti

Una storia senza fine, il cigno diventato anatroccolo della sanità alto tirrenica. Parliamo dell’Ospedale di Scalea, almeno questo era quello che doveva divenire secondo le intenzioni e le promesse che si sono susseguite nel tempo. Sono passati decenni, sono stati scritti paragrafi, capitoli e poi interi libri che racchiudono rabbia e speranza di una città, di un comprensorio che è stato sedotto e abbandonato, prima con le promesse, poi con i ripieghi e ora con le minacce, di chiusura definitiva. Così, l’imponente struttura, il gigante buono che perde lo sguardo nell’immensità del mar Tirreno, rischia di sgretolarsi di fronte alle drastiche decisioni dell’Asp che ha dato sei mesi di tempo per porre ai ripari alla falla del piano antincendio e del tetto, anomalie rilevate dai controlli effettuati di recente dai Vigili del Fuoco.

L’ennesimo capitolo, amaro, di una vicenda senza fine, di un corollario, l’ennesimo, di una gestione, anche in questo caso, senza capo né coda. Servono 4 milioni e 900 mila euro secondo una perizia effettuata, ma obiettivamente sembra una cifra spropositata in virtù degli adeguamenti strutturali e di quello che serve per ripristinare la normalità. Una normalità che solo ora rilevano dover guadagnare, ma la domanda sorge spontanea: perché si accorgono solo ora di queste presunte irregolarità? Che ci sia un disegno strategico dietro, sarebbe pensiero poco nobile, ma la tentazione di pensarlo davvero esiste, eccome. Ma mai come questa volta si è svegliata la coscienza dei politici del territorio che, fortunatamente, da tutti i versanti si stringe attorno al problema e alza le barricate affinché questo ennesimo scippo non avvenga.

Il Consiglio comunale di Scalea di venerdì 15 gennaio, che ha fatto registrare la presenza di tanti sindaci del territorio, di operatori del settore, dei consiglieri regionali Antonio De Caprio e Giuseppe Aieta e del neo commissario dell’ ASP La Regina, ha rappresentato un segnale importantissimo dove è emersa unanime la voglia di difendere il territorio ed evitare l’ennesima ingiustizia dopo quelle perpetrate negli ultimi anni che hanno ‘derubato’ i cittadini di uffici essenziali. Il monito del sindaco di Scalea Giacomo Perrotta che invita gli organi competenti a scelte concrete e giudiziose è ora più che mai appropriato. Non si può cancellare quanto di buono produce il Poliambulatorio. Non si può non menzionare la neuropsichiatria infantile, punto di riferimento per tante famiglie del comprensorio., non si può non menzionare gli altri servizi offerti.

Il ‘gigante buono’ ha già subito tanti colpi bassi, ma questa volta a sorreggerlo ci sono tutti: dalla politica alle associazioni, ai cittadini di tutti i paesi del comprensorio che lanciano l’accorato appello: No alla chiusura del Poliambulatorio di Scalea. Sarebbe l’ennesimo scollamento di una terra che vuole rimanere aggrappata alla Calabria e vuole continuare a credersi Calabria.