Mar 28 Giu 2022
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Inestimabile bellezza: l’Eremo di Sant’Elia con dentro il Platano secolare

La Calabria, non finiremo mai di scriverlo, è tutta stupenda, in ogni suo angolo, anche quelli meno noti, ma non per questo meno belli ed importanti.

La nostra regione è oltretutto ricca di storia e tra le tante meraviglie che la compongono c’è sicuramente l’Eremo di Sant’Elia Vecchio di Curinga. Il rudere, noto anche come Monastero di S. Elia sorge su una radura, tra banchi rocciosi e una fitta pineta, al di sopra del letto del fiume Turrino.

Si tratta di una grandiosa e magnifica opera di interesse architettonico, storico e culturale.

I ruderi, ancora ben visibili di S. Elia Vecchio, posti su un poggio dominante il paese ed il mare, sono ciò che rimane di un monastero basiliano la cui fondazione è datata intorno all’anno Mille e rappresenta uno dei più interessanti complessi dell’architettura monastica calabrese.

Il monastero diventato eremo prima dell’arrivo dei carmelitani, si configura come un unicum per i resti della sua chiesa munita di una notevole abside quadrangolare in
base con i lati corti a nord e a sud e rotonda in elevazione, sormontata da una cupola bizantina in pietra, con evidenti richiami all’architettura armena. I suoi ruderi testimoniano
la presenza di locali necessari alla vita dei frati e ambienti per la raccolta delle derrate prodotte dall’attività agricola dei frati stessi.

Tutta la costruzione è stata fatta con pietra di cava e malta ordinaria; gli archi a tutto sesto sono stati realizzati con pietre piatte. Nell’interno dell’abside, alla base della cupola, esiste un fregio a carattere curvilineo.
All’interno i muri sono ricoperti da intonaco solcato da graffiti di vario genere. Più in basso, sempre all’interno, tra il quadrato e il cilindro si trova una bellissima fascia di blocchi di pietra arenaria scolpita con un bellissimo motivo “a treccia”, con nastro concavo a “bottone” convesso. La luce proveniva, oltre che dall’occhio della cupola, da due coppie di finestre poste sui lati est e ovest, due più piccole aperte sul tamburo, e due più grandi sul quadrato di base.

Tra queste mura di pietra s’impone maestoso un monumento naturale d’inestimabile valore, il Gigante Buono, un Platano nato oltre mille anni fa. Un albero secolare, uno dei pochi presenti in tutta la regione, con un tronco largo 16 metri che dalla sua maestosità sembra dominare il territorio circostante fino all’orizzonte. È proprio qui che scorreva la sorgente Vrisi (dal greco Brusis – ovvero sorgente) dove i monaci attingevano l’acqua.

La leggenda narra che furono proprio i monaci a piantare quest’albero che spesso, grazie al suo tronco cavo capace di ospitare oltre 10 persone, è servito come punto di riparo per contadini e pastori. Nel 2021 il Platano di Curinga è entrato tra i finalisti dei Tree of the Years, un importante concorso che premia gli alberi millenari in tutto il mondo.