Dom 14 Apr 2024
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Ospedale Cosenza, ginecologia e ostetricia: reparto allo sbando e sulle carte non esiste

Ginecologia e Ostetricia è un reparto allo sbando come dimostrano – purtroppo – le recenti
denunce pubbliche di alcune pazienti alle quali esprimiamo la massima solidarietà.
Dopo mesi di dialogo con la coordinatrice dott.ssa Mazzone, con l’unità del SITRA (che
dovrebbe essere un organo di garanzia per O. S. S. e infermieri) e nonostante i nostri incontri con l’attuale direttore amministrativo dell’Annunziata , dobbiamo constatare che non c’è una reale volontà di migliorare la situazione tanto per l’utenza quanto per le lavoratrici e i lavoratori. Tutt’altro, la situazione è andata alla deriva.

Da più di due anni i soli 17 O. S. S. in servizio ( a fronte dei 25 previsti dal fabbisogno) lavorano senza assegnazione ai reparti e sono costretti a vagare per l’intera unità, anche la sala operatoria e il pronto soccorso ginecologico costituiti quasi arbitrariamente, senza poter focalizzarsi sulla degenza come vorrebbero.

È da Settembre che solo 6 infermiere di sala operatoria svolgono 6/7 pronte disponibilità al
mese avendo sulle spalle il peso di un’intera unità. Reperibilità che si sommano ad altrettante notti da turnazione ordinaria e che quasi sempre sono incastrate con turni diurno sia il giorno stesso che il giorno dopo, con la conseguente violazione del riposo obbligatorio (11 ore compensative tra un turno e l’altro) previsto dal CCNL comparto sanità e con un carico fisico e mentale che va ben oltre le semplici mansioni.

Tutto ciò, oltre a non poter più essere sopportato è innegabilmente illegale. Così come non è a norma il blocco operatorio interno ai reparti di Ginecologia e Ostetricia, usato per molteplici interventi programmati che vanno decisamente oltre a quelli legati alla sfera neonatale.

Denunciamo che da deliberazioni aziendali e da organigramma aziendale non esiste alcun
blocco operatorio interno all’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia e che lo stesso è
invece attivo da anni. Basti pensare che chi lavora in sala non percepisce in busta paga
l’indennità specifica di sala operatoria, poiché non puó percepirla legalmente, e che, per il
personale socio-sanitario, non è prevista alcuna formazione specifica, al momento.
Proprio per la sua esistenza, con tutti i rischi del caso giacché gli interventi non legati al parto dovrebbero svolgersi nel blocco operatorio unitario, “ Chirurgia Falcone” in primis, il
personale in servizio subisce maggiore stress e costanti violazioni dei propri diritti.
Per anni le dirigenze dell’azienda Ospedaliera, il Sitra, il dottor Scarpelli, direttore del
Dipartimento materno-infantile, e il primario, Dott. Morelli, hanno avallato e, anzi, voluto
questa situazione.

Sulla scia di ambizioni e traguardi altrui i lavoratori hanno subito doppiamente una cattiva
organizzazione causata soprattutto dalla logica performativa e dalla volontà di tenere in piedi, anche allargandolo, un blocco operatorio mai censito. A cosa serve offrire svariate prestazioni che, seppur importanti, nella realtà non possono essere sostenute dalle poche
unità in servizio e dal precario modello organizzativo vigente?
In questo scenario, dobbiamo constatare una stretta anti-sindacale nei confronti della nostra confederazione, evidentemente funzionale a mantenere equilibri e orticelli a danno di tante lavoratrici e tanti lavoratori che aspettano risposte da tempo e che ormai sono allo stremo fisicamente e psicologicamente.

Parliamo della politica del risparmio che per quanto sia un problema della nostra sanità
pubblica, in maniera diffusa, in Ostetricia e Ginecologia ha trovato particolare applicazione.
È il momento di denunciare che chi gestisce il personale sa bene il ritorno economico che si
ha se una singola unità svolge mansioni per tre volte quelle che le spettano.

Parliamo dei numeri e delle performance che hanno preso il sopravvento sui nostri “eroi”, per citare l’inflazionata retorica utilizzata durante i lockdown.
Richiediamo che vengano inquadrate le responsabilità del caso e che il blocco operatorio in
Ginecologia e Ostetricia – non a norma e illegittimo- venga formalizzato e reso idoneo o venga chiuso, soprattutto perché a pagarne il prezzo sono le lavoratrici e le pazienti che si
aspetterebbe di trovare un ambiente safe e accogliente, invece affrontano esperienze
contornate da tensione, urla e disorganizzazione con un personale che si spende al massimo per poter offrire delle cure dignitose.

Chi ha dimostrato incapacità gestionale si dimetta.

Il credo di decine di lavoratori e lavoratrici della sanità a Cosenza viene tradito e vessato.

Non c’è più tempo e non ci fermeremo.

E’ quanto denuncia, attraverso un comunicato stampa, l’ Unione Sindacale di Base Cosenza.