Il caso della tragica scomparsa del piccolo Matteo, avvenuta tra il 26 e il 27 luglio 2024 presso l’ospedale di Polistena, si arricchisce di nuovi e significativi risvolti giudiziari. La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palmi, Francesca Mirabelli, ha parzialmente respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, ordinando ulteriori sei mesi di accertamenti sulla condotta del ginecologo di turno. Nel frattempo, nell’ambito del procedimento parallelo che vede imputate due ostetriche per omicidio colposo, i nonni del nascituro hanno preannunciato la formale costituzione di parte civile.
La vicenda risale all’estate di due anni fa, quando una donna alla quarantesima settimana di una gravidanza fino a quel momento del tutto fisiologica era stata ricoverata per il travaglio. Dopo una prima visita ginecologica intorno alle ore 20:30, durante la quale era stata disposta la somministrazione di ossitocina e un monitoraggio cardiotocografico continuo, il tracciato ha iniziato a registrare, a partire dalle ore 21:25, una grave e prolungata decelerazione della frequenza cardiaca fetale. Secondo le conclusioni dei consulenti tecnici della Procura, il dottor Giovanni Andò e la professoressa Alfonsa Pizzo, si trattava di un tracciato patologico di “tipo 3” che, in base alle Linee Guida SIGO del 2018, imponeva un intervento medico immediato. Il decesso del feto è sopraggiunto per anossia cerebrale intrapartum acuta nelle prime ore del 27 luglio 2024. I periti hanno evidenziato che un tempestivo intervento di taglio cesareo, eseguibile entro le ore 22:30 qualora fossero state rispettate le prescrizioni, avrebbe permesso al bambino di nascere vivo con un elevato grado di probabilità prossimo alla certezza.
Le decisioni del GIP sulla responsabilità d’équipe
Mentre la Procura di Palmi aveva chiesto l’archiviazione per cinque sanitari, tra cui il ginecologo, i legali dei familiari si sono opposti fermamente. La GIP Francesca Mirabelli ha accolto l’opposizione relativa alla posizione del ginecologo, ritenendo necessario approfondire l’operato del medico nel lasso di tempo compreso tra la prima visita e l’ingresso in sala parto. Le nuove indagini dovranno fare luce sulla precisa collocazione temporale di una seconda visita effettuata alla partoriente, emersa nel corso delle testimonianze, verificare la conformità della condotta del professionista alle regole cautelari e chiarire alcune incongruenze riscontrate nella cartella clinica, dove l’indice APGAR era stato indicato con il valore di 3 anziché 0.
L’opposizione dei legali si è basata sul principio della responsabilità d’équipe. Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, l’obbligo di diligenza in capo al ginecologo non si esaurisce nella semplice reperibilità, ma richiede una vigilanza attiva e costante sull’evoluzione delle condizioni cliniche della paziente e sull’operato del personale sanitario di supporto.
La costituzione di parte civile dei nonni e il rinvio dell’udienza
Sul fronte del procedimento principale, che vede le due ostetriche della struttura sanitaria rinviate a giudizio per omicidio colposo in cooperazione per presunta imprudenza e negligenza, l’udienza preliminare fissata per il 9 luglio 2026 è stata rinviata al 29 ottobre 2026 a causa di un difetto di notifica nei confronti di una delle imputate.
In questa sede, i nonni del bambino hanno formalizzato l’intenzione di costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni, individuando come responsabile civile l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, datrice di lavoro del personale in servizio quella notte. Giovanni Russo, nonno paterno assistito dall’avvocato Antonino Napoli, insieme a Giuseppe Sorrenti e Isabella Minniti, nonni materni assistiti dall’avvocato Francesco Cardone, hanno fondato la propria richiesta sulla giurisprudenza della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno infatti da tempo equiparato il danno da perdita del feto a quello per la perdita del rapporto parentale, riconoscendo che il legame familiare si costituisce già durante la vita prenatale e che la perdita del concepito arreca un’intensa sofferenza risarcibile anche agli ascendenti.
Il procedimento penale proseguirà nei prossimi mesi dinanzi al Tribunale di Palmi. Per tutte le persone coinvolte nell’inchiesta rimane ferma la presunzione di innocenza fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva.



