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Il CNR ancora non stabilizza i ricercatori precari

Nonostante le norme e i fondi siano stati previsti, alcuni enti di ricerca, tra cui il CNR, non hanno stabilizzato una parte dei loro ricercatori precari. Nel 2017 il governo Gentiloni ha dato il via alla stabilizzazione per i precari della ricerca, stanziando dei fondi col decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, c.d. “decreto Madia”, poi convertito in legge. Per le stabilizzazioni il CNR ha ricevuto un budget di circa 94 milioni di euro, e finora ne ha utilizzati 61, realizzando circa 1.200 assunzioni. Esisteva infatti un vincolo ella legge Madia per cui, entro il 31 dicembre, dovevano essere usati per le stabilizzazioni 40 milioni. Il CNR doveva inoltre, come obbligo, aggiungere 20 milioni. Così arriviamo ai 60 milioni utilizzati. Assumere un ricercatore costa infatti, secondo le loro stime, intorno ai 50mila euro, un tecnico intorno ai 46mila. Che ne sarà dei restanti 33 milioni, che secondo l’USB corrispondono a più di 600 assunzioni? «Il CNR deve spendere tutti i soldi dati per le stabilizzazioni, non una parte come intende fare adesso. Temiamo che i rimanenti voglia utilizzarli per avanzamenti di carriera per come immaginiamo vogliano i confederali» fa sapere un’assegnista CNR, ricercatrice precaria da 9 anni, «non ho mai avuto un tempo determinato per mancanza di fondi. Idonea ai concorsi per comma 2 banditi dal CNR, sono stabilizzabile, i fondi ci sono perché il governo ce li ha dati, ma scorreranno la mia graduatoria solo di pochi posti». Appare, dunque, evidente come il nostro sua un Paese che ha smesso di credere e di investire sul futuro, non solo i giovani e il lavoro, ma anche la ricerca. “Ci sono circa 800 C2 in graduatoria. Su di loro l’accordo tra CNR e sindacato è definito. Circa 200 saranno assunti. Ci sono circa 150 esclusi – viene evidenziato da una nota a firma dell’Unione Sindacale di Base, USB – Per loro la speranza dei ricorsi individuali (pochi) e di quello generale USB sulle soglie. Ci sono le chiamate dirette. Nessuna prospettiva di assunzione o selezione ad hoc. Semmai la selezione da tecnologo. Se e mai. Ci sono i non prioritari. Idem. Il tutto infarcito da un contenzioso controllato (USB) o incontrollato o del tutti contro tutti. Abbiamo alcune certezze – prosegue il comunicato – non sono necessari scorrimenti di graduatorie a tempo indeterminato e le carriere non possono essere fatte nel 2019 ma possono essere spostate al 2020 anche contando sull’evidente successo del quota 100 e dei pensionamenti ordinari. Sappiamo inoltre con certezza che 94 mln (almeno) sono totalmente destinati alle stabilizzazioni come definito dalla risposta del viceministro Fioramonti all’interpellanza Melicchio, questo è stato definito con un lungo lavoro partito a maggio 2018. Infine sappiamo che ci sono sentenze ricorrenti e determinanti che appoggiano le nostre richieste di cancellare le soglie ed ammettere tutti alla stabilizzazione, assumere chiunque abbia superato i 3 anni, sempre e comunque, e fermare nuovi concorsi. Tutto questo non solo ci dà una prospettiva di lotta e di risultato (tutti assunti nel 2019) chiara e non derogabile ma individua anche con chiarezza gli avversari che sono chi vuole usare i fondi per altro, chi i fondi non vuole nemmeno metterli e chi interpreta per scopi individuali le norme danneggiando l’unica categoria che qui vale ossia quella degli ‘stabilizzandi’! Possiamo vincere quindi ma c’è chi ha già definito un accordo non scritto, a perdere, per i precari e per tutto il personale perché sta definendo percorsi al limite della legittimità e ricorribili. Non ci possono più essere ambiguità. Il tavolo che tratta questo tema (che non è CCnl) deve avere una piattaforma unica (non derogabile e non spendibile). Abbiamo avviato un percorso di lotta che non sarà basato sui presidi. Ormai il modello è scontato e a noi non interessa un ulteriore incontro con il CNR. Ci interessa, invece, senza farci strumentalizzare nella spasmodica ricerca di fondi, denunciare che il CNR ha strumenti e mezzi per dare garanzia di assunzione già ora a tutti. E precisiamo. Non stiamo dicendo che tutti devono essere assunti domani mattina. Ma tutti e 1200 circa devono sapere in che data verranno assunti, tutti sono al lavoro perché stabilizzandi (e quindi non parliamo di chi lavora in altra pa o al cnr con un ti) e tutti possono con serenità dare continuità alle funzioni per cui i singoli responsabili e l’ente in generale hanno già giurato la necessità usando soldi dei contribuenti. Per questo con le idee chiare non aderiremo ad altre iniziative che non quelle che decideremo con chi fa riferimento ad USB. Anzi da ora tutto quello che riconosciamo come ambiguo incerto o peggio colluso con le controparti datoriali e sindacali lo avverseremo. È il momento del tutti dentro”.

Antonio Sergi