di Chantal Castiglione
La Cassazione demolisce l’impianto accusatorio della procura di Locri contro Mimmo Lucano. L’ex sindaco è sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e presunti illeciti dell’assegnazione degli appalti per la raccolta differenziata. La suprema Corte sentenzia che a Riace almeno per quanto riguarda gli illeciti per la raccolta differenziata, non si riscontrano elementi fraudolenti a carico di Lucano. Presto potrebbe tornare nella sua Riace. Ma in queste settimane a Locri si deciderà se debba o meno affrontare il processo.
Va ricordato che nei mesi seguiti al suo divieto di dimora imposto a Lucano e alla sua compagna e delle accuse giornaliere e martellanti molti tra politici, intellettuali e gente comune soprattutto son scesi nelle piazze di tutta Italia per manifestare la propria vicinanza all’ex sindaco.
Va altresì chiamato alla memoria che le persone ospitate nel piccolo centro del reggino vennero per decreto “deportate” in massa. Donne, uomini, bambini costretti a lasciare tutto quello che avevano costruito in anni di permanenza in quel posto. E a iniziare da capo la propria vita. Un destino baro per loro.
Come la storia delle lotte sociali per l’affermazione dei diritti ci insegna, la rivendicazione di giustizia sociale sovente cozza con la giustizia giustizialista e legalitaria (dando a quest’ultimo termine un’accezione profondamente negativa, reazionaria e repressiva). Basti pensare che l’acquisizione dei diritti è passata sotto il “fuoco amico”delle istituzioni totali. Ovunque ci sia stata fame di diritti si è sempre cercato di reprimere, il più delle volte in maniera cruenta, le giuste alzate di testa delle popolazioni.
Ora che i confini sono dilatati, fatti saltare in aria, c’è sempre più necessità di un nuovo umanesimo e di affermazione e allargamento dei diritti fondamentali (son sempre quelli, non bisogna inventarsi altro, li si ritrova nei primi articoli del nostro Dettato Costituzionale). Per chi è credente il riferimento possiamo trovarlo anche nella Bibbia, nel Vangelo secondo Matteo: «Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete accolto».
Un’esperienza tanto rivoluzionaria quanto gentile quella di Lucano, che nel piccolo di una comunità morente è riuscito a creare nuova vitalità grazie all’accoglienza, ancorando il suo agire ai dettami fondamentali della Costituzione.
Nel mondo dell’apparenza che è quello attuale la solidarietà si è trasformata in un reato da combattere con forza e veemenza; mentre assistiamo ad un’inefficace contrasto di criminalità organizzata che, nella tratta dei nuovi schiavi, si arricchisce sulle spalle dell’umanità derubata. Riace ha posto al centro l’essere umano fatto di sogni e speranze, ma bisognoso di certezze e di un luogo da chiamare casa. Ha dato a quelli che la storia e la cronaca definisce sconfitti nuove opportunità di rivalsa e di lotta. Una società in cui tutti partecipano secondo le proprie capacità. Lucano ha innestato i semi di un fiore che ha regalato nuovo profumo e nuovo respiro alla terra che rischiava di inaridirsi. È l’amore che muove il mondo e sospinge l’azione.
Paulo Freire ne “La pedagogia degli oppressi” descrive la figura del radicale così: «Il radicale non si sente padrone del tempo, né degli uomini, né liberatore degli oppressi. Si impegna con loro, nel tempo, per lottare con loro».
Mimmo Lucano rimane un disobbediente autentico (non per moda), pronto a mettere in discussione tutto, temerario. Con il modello Riace non ha tentato il proprio personale assalto al cielo, ma quello di un’intera comunità fatta dalla miscellanea di tanti colori, lingue, etnie, odori, suoni, che ha provato ad affrancarsi tramite gli strumenti di inclusione e accoglienza. Rimangono le braccia aperte di chi, sostiene la Cassazione, non ha tentato di arricchirsi rubando, ma, aggiungo, solo un uomo che ha creduto e lottato per la creazione di un’esistenza altra, forse migliore e più umana.




