Sab 18 Set 2021

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Li teneva segregati in uno scantinato e gli rubava tutto, arrestata docente di religione

Sono scattate le manette ai polsi di un’insegnante di religione e si sono spalancate le porte del carcere.  La grave accusa mossa nei riguardi della donna è di circonvenzione di persone incapaci. Questa mattina i Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della 59enne.

La donna nativa di Reggio Calabria ma dimorante a Messina, oltre ad avere nella propria disponibilità diversi immobili, sia in Calabria, sia in Sicilia, era un’assidua frequentatrice di opere caritatevoli, mense dei poveri, chiese, soggiorni della Caritas e case di riposo. Facendosi scudo della sua professione e delle sue abitudini in termini di frequentazioni, era solita avvicinare e imbrogliare persone psicologicamente deboli e incapaci di autodeterminarsi, spesso aventi alle spalle anche un vissuto difficile, al fine di sottrarre loro i propri beni.

L’inchiesta nasce da una denuncia da parte di un 43enne reggino. A comprova dei preliminari sospetti, la successiva attività investigativa, condotta attraverso numerosi sopralluoghi e/o appostamenti presso i luoghi interessati dalla vicenda a Reggio Calabria e a Messina, informazioni di numerosi soggetti, perquisizioni personali e domiciliari è emerso che, attraverso un modus operandi ormai ben consolidato, la donna si impadronisse del patrimonio mobiliare e immobiliare delle vittime nonché del loro denaro e di ogni loro oggetto di valore, attraverso l’indotta sottoscrizione di Procure Speciali, testamenti e deleghe ad operare su conti correnti in suo favore.

Durante una perquisizione gli inquirenti si sono imbattuti in immagini agghiaccianti. In una casa fatiscente a Messina, inondata di rifiuti di ogni tipo, in evidente stato di abbandono e in pessime condizioni igienico-sanitarie, erano “detenuti” sia un’anziana donna messinese in precarie condizioni di salute anche di natura psichiatrica, sia un uomo reggino, entrambi incapaci di autodeterminarsi e, successivamente, affidati ai servizi sociali, previo intervento del servizio medico del 118.

Inoltre, a seguito di penetranti accertamenti effettuati in sede di perquisizione domiciliare,  si rilevava come la donna, per il perseguimento dei suoi fini di circonvenzione, facesse persino ricorso a rituali e pratiche esoteriche, come emergeva da evidenze testuali e oggetti in cui si imbattevano i militari operanti nel corso della perquisizione.

Analizzato l’intero scenario delineatosi nel corso dell’attività investigativa, ricorrendo esigenze cautelari nei confronti della donna e concordando pienamente con il quadro di pericolosità prospettato dalla P.G., la Procura della Repubblica di Reggio Calabria richiedeva al G.I.P. presso il locale Tribunale l’applicazione della misura cautelare in carcere, successivamente emessa dal Giudice competente. La misura cautelare, prontamente eseguita dai finanzieri reggini, vedeva quindi la traduzione della donna in carcere presso la casa circondariale di Messina.