Dom 5 Lug 2020
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“Una vita da social” la Campagna educativa itinerante sui temi dei social network e del cyberbullismo

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Arriva a Cosenza, la più importante e imponente campagna educativa itinerante realizzata
dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione
e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori, in collaborazione con il
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Un progetto al passo con i tempi delle nuove generazioni, che nel corso delle precedenti
edizioni ha raccolto un grande consenso: gli operatori della Polizia Postale e delle
Comunicazioni hanno incontrato oltre 2 milione di studenti sia nelle piazze che nelle
scuole, 220.000 genitori, 125.00 insegnanti per un totale di 17.000 Istituti scolastici, 300
città raggiunte sul territorio e due pagine twitter e facebook con 127.000 like e 12 milioni
di utenti mensili sui temi della sicurezza online.

A Cosenza si svolgerà fin dalle ore 9,00 del mattino, dal 3 al 6 dicembre in Piazza XV
marzo , contemporaneamente alla manifestazione “Musica contro le Mafie”, mentre
sabato 7 dicembre avrà luogo nell’area pedonale della Via Misasi, in corrispondenza
della Scuola Media “Zumbini”.

Ancora una volta la Polizia di Stato scende in campo al fianco della scuola per un solo
grande obiettivo: ”fare in modo che il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le
varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie, non faccia più
vittime”.

L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quello di prevenire episodi di violenza, vessazione,
diffamazione, molestie online, attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito
all’uso della “parola”. Gli studenti attraverso il diario di bordo https://www.facebook.com/unavitadasocial/ potranno lanciare il loro messaggio
positivo contro il cyberbullismo.

Da L’Aquila a Palermo, attraversando lo stivale con un truck allestito con un’aula didattica
multimediale, gli operatori della Polizia Postale incontreranno studenti, genitori e
insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito adatto a
tutte le fasce di età.

Capire i ragazzi oggi non è sempre per gli adulti compito agevole, soprattutto quando si
tratta di comprenderne i bisogni, i modelli di riferimento, gli schemi cognitivi inerenti i
diversi gruppi di riferimento che compongono il variegato universo giovanile. Giovani che
sempre più spesso restano “contagiati” da modelli sociali trasgressivi completamente
sconosciuti ai genitori.

Sempre più sono i giovanissimi a rischio solitudine che per ore su Internet incontrano altri internauti altrettanto solitari che, a volte, sono già stati contagiati dai “pericoli del web”. Il fascino della rete e la sottile suggestione del messaggio virtuale, l’idea di sentirsi “anonimi”, nonché il senso di deresponsabilizzazione rispetto ai comportamenti tenuti online, stanno dilagando così da determinare serie preoccupazioni in coloro che ancora credono in valori fino a ieri condivisi.

Per fare della Rete un luogo più sicuro occorre continuare a diffondere una cultura della sicurezza online in modo da offrire alle nuove generazioni occasioni di riflessione ed educazione per un uso consapevole degli strumenti digitali. I social network infatti sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità dei teenager.

Dalla ricerca di Skuola.net per “Una Vita da Social”, però, emergono anche altri fattori
interessanti che spesso i Millennials e la Gen Z tengono ben segreti. Emerge infatti che 1
ragazzo su 3, sul proprio social di riferimento, possiede un account falso: sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne 1 oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo
con un fake.

Perché questa identità anonima? Principalmente per conoscere gente nuova
senza esporsi troppo online (26%), oppure per controllare i propri amici senza che loro lo
sappiano (21%) nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20%). Non
manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10%) o chi cerca di sfuggire dal
controllo dei propri genitori (il 4%).

Non manca tuttavia uno zoccolo duro, neanche così piccolo, che vive per i like. Per 1 su 3,
infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore.
Mentre il 40%, più o meno sporadicamente, è disposto a cancellare un contenuto dalle
scarse performance. Su una cosa, invece, i giovani sono in assoluto accordo: il controllo di
chi commenta, condivide o clicca mi piace sui propri contenuti. Solo 1 su 6 dichiara di non
farlo mai.

Questo perché attraverso la guerra dei like di costruiscono amicizie e rapporti
personali: solo il 56% è disposto a dare un giudizio positivo ad un contenuto postato da
una persona che in genere non ricambia (il cosiddetto like4like). Mentre sono ancora meno
(48%) quelli che non ricorrono mai al like tattico, ovvero ad una approvazione di un
contenuto altrui col solo scopo di farsi notare.