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“La prevenzione è l’arma migliore” l’ultimo post del macchinista morto nel deragliamento

Uno dei due macchinisti morti nel deragliamento del Frecciarossa avvenuto alle 5.35 all’altezza di Ospedaletto Lodigiano, nei pressi della stazione di Livraga, in provincia di Lodi, si chiamava Giuseppe Cicciù, aveva 51 anni ed era originario di Reggio Calabria.

La motrice del treno deragliato si è staccata dal convoglio ed è schizzata via per una cinquantina di metri; il ferroviere calabrese ed il suo collega sarebbero stati sbalzati a circa 500 metri oltre il punto in cui il treno si è arrestato.

Il macchinista Giuseppe Cicciù era anche un delegato sindacale della Fit Cisl. “La prevenzione è da sempre l’arma migliore!”. Questo il suo ultimo post su Fb, relativo alla campagna Frecciarosa di Trenitalia per la prevenzione del tumore al seno.

“Lo conoscevo da 25 anni, era una persona senza ipocrisie, ben voluto da tutti, solare, disponibile. Gli piaceva questo mestiere, amava questo lavoro, lo svolgeva con serietà impeccabile ed era molto attento alla sicurezza”: così Fortunato Foti, ferroviere e membro della segreteria lombarda della Fit Cisl, ha descritto all’Ansa Giuseppe Cicciù.

Cicciù, ha ricordato Foti, si era trasferito da molti anni in Lombardia, dove viveva con la moglie e un figlio, ma “era attaccatissimo” alla sua città natale, Reggio Calabria, dove tornava appena poteva per far visita alla madre.

Giovanni Abimelech, segretario regionale del sindacato di categoria, ha raccontato al Corriere della Sera che Cicciù si è sempre speso molto  nella battaglia sindacale sui ritmi e dei carichi di lavoro, “perché sapeva sulla propria pelle quanto possano essere pesanti certi orari di lavoro per un macchinista e quanto sia delicato questo aspetto per la sicurezza di tutti, oltre che per la salute dei lavoratori stessi”.