Mar 2 Giu 2020
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Barbuto e Corrado (M5S) intervengono sulla situazione sanitaria Crotonese

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“Non c’è nulla di buono o di cattivo al mondo”, si legge in una celebre tragedia shakespeariana, “che il pensarlo in un certo modo non lo renda subito tale”: è l’equivalente del concetto più corrente di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Detto ciò, ad oggi, dati ufficiali alla mano, 23 dei 27 Comuni della nostra Provincia sono esenti dal contagio da coronavirus SARS CoV 2 e la situazione di Cutro pare sotto controllo. La morte, però, nei giorni scorsi, di un professionista pitagorico e di un cittadino di Strongoli Marina che svolgeva la propria attività a Crotone, anch’egli persona nota, dunque, a molti crotonesi, rende più acuta l’ansia che alberga in tutti noi a causa della pandemia e che a fatica cerchiamo di governare”, scrivono Elisabetta Barbuto – Margherita Corrado (Parlamentari M5S Crotone)

“I numeri a tre cifre del bollettino emesso giornalmente dalla Protezione Civile nazionale ci fanno forse meno impressione di questi decessi ‘della porta accanto’ che rendono improvvisamente concreta una minaccia altrimenti ancora evanescente, in questo territorio, benché la conta dei positivi sia salita a cento. “Se uno muore non importa a nessuno purché sia sconosciuto e lontano” scriveva Montale in una delle sue liriche, alla fine degli anni ’60, riferendosi agli scenari di guerra di allora in Estremo Oriente. Dava atto, il poeta, di come a tutte le latitudini e in ogni epoca la mancata esperienza diretta degli altri e la distanza fisica incidano, attenuandola, sulla naturale empatia che si stabilisce tra gli esseri umani.

Ma la minaccia Covid-19 è davvero distante e contenuta o può accadere anche a noi crotonesi di svegliarci una mattina e ritrovarci zona rossa, com’è successo ad esempio alla vicina Cutro? C’è da temere che sia possibile, in astratto, e comunque è necessario continuare a comportarsi come se lo fosse. Sta qui lo sforzo richiesto alla popolazione di tutto il Paese: assumere contemporaneamente, tutti, le precauzioni che prenderemmo se ovunque esistesse un focolaio della malattia. Le precauzioni devono essere quelle, certo, ma è essenziale che tra le precauzioni utili a preservare la nostra salute ci sia anche un forte impulso alla compassione (in senso etimologico) e della solidarietà che ne deriva. Restare integri, infatti, significa non solo mantenere intatte le proprie doti fisiche ma anche le facoltà spirituali, dunque restare umani, perché flagelli come la pandemia in corso per loro stessa natura mettono a rischio il corpo e l’anima, imponendo di difendere l’uno non meno dell’altra.

Il caso della partoriente di Cutro che ha denunciato di essere stata abbandonata a se stessa, nell’Ospedale di Crotone, con conseguenze che avrebbero potuto essere tragiche per lei e per la sua bambina, è un campanello d’allarme che non si può ignorare. Se quanto occorso è dipeso anche solo in minima parte dalla provenienza della gestante, dobbiamo gioire con lei per l’esito felice del travaglio ma preoccuparci, e molto, per la qualità delle nostre risposte all’emergenza sul piano dei valori fondanti del vivere civile. E bisogna riflettere anche sulla gestione dell’emergenza sanitaria di chi vive in periferia o proviene dalla periferia.

La perifericità non solo geografica della città pitagorica è un dato acquisito in tempi ‘normali’ che non ci si può illudere venga meno, nonostante gli sforzi encomiabili dei sanitari, in questo frangente. Se Crotone è per molti versi il Sud della Calabria, classico Sud di qualcun altro, i Comuni del circondario sono in certa misura il Sud di Crotone e dunque rischiano di essere e/o di sentirsi penalizzati rispetto al capoluogo, come oggettivamente sono per molti aspetti (a cominciare dal gap infrastrutturale), anche in questa stagione di difficoltà estrema.

Per questo motivo, pur rassicurate dal dott. Brisinda, che ringraziamo, circa l’applicazione rigorosa del protocollo adottato dalla Regione per l’esecuzione dei tamponi ai sospetti contagiati che, segnalati dai medici di base distribuiti sul territorio, vengono raggiunti dalle infaticabili squadre dell’ADI e, a valle dell’esito dell’esame svolto a Catanzaro (dove si eseguono anche le analisi per le province di Crotone e Vibo), se positivi sono ricontatati immediatamente dai sanitari per ricevere le indicazioni terapeutiche per sé e i familiari, mentre scatta la richiesta ai Sindaci o ai Commissari prefettizi di emettere l’ordinanza di quarantena, chiediamo un’attenzione speciale e una cautela particolare nei confronti delle comunità del Marchesato, grandi come Cutro Cirò e Isola o piccole, che sono la maggioranza, dove la vita quotidiana è più difficile già in tempo di pace…

Nessuno deve essere penalizzato, in questa stagione di rischio estremo per la salute pubblica, bene costituzionalmente tutelato, per il fatto di essere residente fuori dal capoluogo. E quand’anche, sventuratamente, un qualsiasi cittadino avesse bisogno di ricovero al “S. Giovanni di Dio”, nessuno deve essere trascurato o ghettizzato a causa della situazione sanitaria del luogo di provenienza. La professionalità del personale sanitario, d’altro canto, è un pre-requisito e una carta vincente sia nella quotidianità sia nell’emergenza, a condizione, è ovvio, che lo stesso personale sia messo dai vertici politici e amministrativi della Sanità (nazionale e regionale) nelle condizioni di operare in sicurezza e con mezzi non solo idonei ma adeguati ad affrontare la situazione, senza essere a priori in posizione di svantaggio o addirittura di rischio.

La Protezione Civile Regionale ha a sua volta un ruolo importante in tutto questo e pertanto c’è da augurarsi che i responsabili, ad ogni livello, sappiano (o lascino il posto a chi sa) quanto occorre a svolgere in modo adeguato ed efficiente il compito particolarmente delicato al quale sono chiamati nell’immediato. Allo sforzo di quanti garantiscono i servizi essenziali deve comunque affiancarsi, perché abbia senso e produca i risultati attesi, l’attenzione partecipe e la collaborazione fattiva di tutti. Il dopo ci chiamerà a ripensare il nostro modello di società e di sviluppo, e quella sarà un altro genere di sfida, non meno cruciale”.