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Intimidazione al giornalista Buonofoglio, incendiata l’auto a Corigliano Rossano

Un’amara consapevolezza rappresentata da una autovettura andata completamente distrutta dalle fiamme. Intimidazione precisa che ha colpito in Calabria il giornalista Fabio Buonofiglio, direttore del quotidiano d’informazione online “Altrepagine” molto seguito in tutta l’area della Sibaritide.

Un segnale inquietante e preoccupante, avvenuto la scorsa notte a Corigliano Rossano. Occorre accertare le identità degli autori del gesto intimidatorio. L’intimidazione di cui è stato  vittima il giornalista Fabio Buonofiglio non può restare impunita. Siamo certi che non sarà certo il messaggio mafioso a farlo desistere dal suo lavoro, ma allo stesso tempo lo Stato e le Istituzioni devono dimostrare la propria vicinanza perché la Calabria non ha certo bisogno di giornalisti e giornalismo silenziosi e accondiscendenti.

Calabria Diretta News esprime al collega vicinanza e solidarietà, certi che proseguirà la propria attività senza lasciarsi intimidire. Al tempo stesso ci auguriamo che le forze dell’ordine diano una immediata risposta a chi, anche attraverso tali gesti, prova a condizionare il ruolo dell’informazione nella nostra regione.

Se ne parla spesso ma poi il risultato è sempre quello che i giornalisti devono fare i conti con questa realtà di minacce e intimidazioni. Un giornalista (vero) in Calabria che descrive senza veli le trame del potere occulto, illegale e mafioso, scrive rischiando la propria vita. E i rischi dei giornalisti non sono quelli di scrivere che Tizio o Caio sono dei mafiosi, il rischio lo si corre quando si scrivono reportage, inchieste e semplici articoli di cronaca dove si indicano i complici dei mafiosi, i detentori degli affari occulti. Come ha fatto Fabio nei suoi articoli di cronaca. E’ di questo che presto bisogna occuparsi, perché è vero che a Fabio è giunta tanta solidarietà, ma purtroppo non sono pochi coloro i quali hanno scelto di non seguire il suo esempio e l’esempio di tanti altri giornalisti, minacciati e intimiditi perché la paura, spesso, prende il sopravvento.