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Davide Pellizzeri: Londra, uno “Smack” da Palmi

Davide Pellizzeri nasce a Palmi (RC) e dopo aver conseguito una laurea in Giurisprudenza alla “Mediterranea” di Reggio decide di lasciare la sua amata terra per la tanto sognata Londra. Nella città sassone Davide non svolgerà la professione di avvocato bensì conoscerà il mondo della ristorazione.

Com’era la tua vita a Londra?

La mia esperienza a Londra è stata molto interessante. Londra è una città cosmopolita, meta di tanti giovani che come me hanno avuto voglia di reinventarsi dopo una laurea in giurisprudenza. Mi sono trasferito la prima volta nel 2012 con l’intenzione di imparare la lingua e frequentare la scuola d’inglese. Sono rimasto così affascinato dalla città da rimanerci per ben sette anni, durante i quali oltre a diventare “bilingue” ho iniziato a lavorare prima in piccole attività legate sempre all’ambito della ristorazione, fino a diventare manager del ristorante “Burger&Lobster”. Un’esperienza altamente qualificante sia dal punto di vista umano che lavorativo.

Quanto ti è mancata la tua terra e cosa?

Durante i sette anni in cui ho vissuto a Londra, ho sempre avuto nostalgia della mia terra, della mia città, della mia casa. Ho sempre sentito il bisogno di ritornare a casa, un bisogno che si è accentuato soprattutto negli ultimi anni. Londra è una città che offre tutto, ma ti toglie gli affetti, il calore del sole e il rumore del mio mare, a questi non potrei mai rinunciare. Vorrei che la mia esperienza servisse da monito per tanti ragazzi che non hanno il coraggio di investire in Calabria, una terra sicuramente difficile ma bisognosa di rinascere; voglio credere in questo progetto, voglio credere nella mia terra, perché come dice Pavese nel romanzo La luna e i falò: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”

Quanto ha danneggiato la brexit?

Sono tornato in Calabria prima della brexit, avendo già maturato da tempo la decisione di tornare a casa. L’idea della brexit non ha danneggiato quanto creato confusione tra gli stessi inglesi, ignari di come e cosa sarebbe cambiato dopo.

Come figlio d’arte avevi già una buona esperienza con i lavori nei locali. Ce ne parli?

Sin da piccolo ho avuto modo di lavorare e apprendere il mestiere di mio zio, proprietario del bar K2 per trentadue anni. Ho imparato molto da lui, ma ben più significativa e formante è stata l’esperienza nei locali di Londra; è nella città inglese che ho davvero preso consapevolezza di quello che sarebbe diventato il mio futuro, depositario sempre della preziosa esperienza di mio zio.

Da cosa nasce il nome smack?

Nel linguaggio dei fumetti il nome “smack” riproduce il suono onomatopeico dello “schiocco” della bocca e quindi del bacio. Dall’etimologia, ho pensato di usare il nome “smack” inteso come “sapore di” e quindi mi piace l’idea di associare il mio locale a “sapore di gusti”, sapore di emozioni, sapore di momenti da trascorrere con gli amici, assaporando così non solo sapori ma anche attimi di vita.