di Anna Zupi
Un gruppo di abitanti e non del centro storico del cosentino, stanchi di vedere crollare a picco la città vecchia, decidono autonomamente di riportarla al suo splendore e di lottare affinché anche le istituzioni non abbandonino il quartiere.
Com’è nato il comitato Piazza Piccola e da chi è costituito?
Il comitato Piazza Piccola nasce spontaneamente, nel 2015, a seguito del crollo di un palazzo in via Bombini. Da subito il coinvolgimento dei residenti è naturale ma l’anima del comitato è la signora Brunella Bertucci affiancata inizialmente da Virginia Coda, Rosa Illuminato, Giovanni Capitano, Sandra Berardi, Anna Maria, Benito, Franco, Stefania e, insieme a tanti altri abitanti, si mettono in atto una serie di blocchi affinché l’amministrazione comunale provveda a far rimuovere le macerie da via Bombini. Nel frattempo sono segnalate altre situazioni di rischio crollo, prima fra tutte quella del palazzo adiacente a quello crollato che sarà poi abbattuto dal comune perché i proprietari non hanno mai risposto alle ordinanze di messa in sicurezza fatte dal comune.
Quali sono stati i primi approcci con la gente del quartiere?
Nel giro di pochi mesi il comitato cresce, apre una sede su via Galeazzo di Tarsia diventando punto di riferimento per molti abitanti rispetto alle tante fragilità del centro storico; labilità che con il passare degli anni si moltiplicano e ad ogni temporale o minima scossa di terremoto si accentuano. Gli strumenti di contatto utilizzati, oltre ai social, sono state le assemblee popolari, raccolte firme e schede di inchiesta distribuite porta a porta; alcune giornate di sensibilizzazione con il coinvolgimento degli abitanti. Iniziamo a fare un’inchiesta sulle condizioni dell’intera città vecchia grazie al contributo di Stefano Catanzariti e di alcuni esperti assieme ai quali realizziamo una mappatura dove sono evidenziate le zone a rischio dissesto idrogeologico e lo stato di rischio di ogni singolo palazzo. Dalla mappatura escono fuori alcuni elementi critici, e comuni, in buona parte del centro storico che abbiamo poi riassunto in cinque punti prioritari per la messa in sicurezza del centro storico: messa in sicurezza dei palazzi a rischio, adeguamento delle bocchette antincendio, bonifica e derattizzazione; realizzazione di punti di fuga in caso di incendi o catastrofi naturali; attenzione al welfare per dare risposte ai numerosi casi di disagio socio-economico.
Che cosa servirebbe per risollevare la città vecchia?
Quello che riteniamo importante è già riassunto nei cinque punti. Aggiungiamo che qualsiasi azione deve essere finalizzata al benessere innanzitutto dei suoi abitanti. Non crediamo nel centro storico inteso come vetrina o passerella per turisti e politici. I “tesori” che abbiamo non consistono solo nelle opere maggiori ma sono diffusi, dalle piccole, e spesso nascoste o inaccessibili, edicole votive all’opus reticolatum ma anche i turisti devono poterle visitare in sicurezza.
Perché le istituzioni hanno completamente abbandonato la parte di città che fino a un decennio fa era meta turistica e luogo di ritrovo per i giovani?
Sul centro storico sono state fatte diverse speculazioni che devono essere lette nei mutamenti urbanistici che hanno interessato non solo il perimetro cittadino ma quello dell’area urbana. Se negli anni 70 con la costruzione dei primi lotti di case popolari su via Popilia le istituzioni incoraggiarono l’abbandono di queste “case vecchie” per favorire lo sviluppo della città verso nord, negli anni 90 abbiamo assistito al processo inverso con un piano d’investimenti (Urban) per la riqualificazione e il ripopolamento del centro storico. Questa è storia nota: flussi di soldi a pioggia che, di fatto, hanno messo un po’ di trucco a una vecchia signora incartapecorita. Un’operazione di facciata che ha riguardato il corso principale mettendo qualche lustrino qua e là, senza intervenire strutturalmente sui punti vitali. Uno specchietto per le allodole che per alcuni anni ha realizzato l’illusione di un centro storico vivo e vitale, fatto di grandi eventi, turisti e gente di passaggio mentre dentro, tra i vicoli lontani dai fasti manciniani, andava morendo.



