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Covid ed emergenza sanità in Calabria: “La Regione prenda le redini”

Regioni: le piccole Repubbliche dell’inadeguatezza e dell’incompetenza

A non voler essere politicamente ipocriti bisogna riconoscere che chi ha attivato il Titolo quinto della Costituzione per ragioni di calcolo elettoralistico (governo D’alema) conferendo alle regioni competenze di gestione e di spesa in settori delicati come la sanità, ha inferto un colpo mortale alla legalità, alla produttività, alla credibilità dell’istituzione regionale.
Lor signori non rispondono a nessuno perché si considerano “piccole repubbliche” con il loro governo (il governatore ), i ministri (gli assessori), il parlamento (il consiglio regionale).

In Calabria, in passato, c’è stato un presidente del consiglio regionale che, per la formazione della giunta, pretendeva di instaurare le consultazioni come il presidente della Repubblica quando bisogna dare vita alla formazione di un nuovo governo.
Bisogna avere il coraggio di riconoscere che , al di là delle vicende giudiziarie, degli scandali a getto continuo, del voto di scambio, delle voraci clientele al seguito, il personale politico è in massima parte inadeguato alle responsabilità da assolvere per deficit di conoscenza dei problemi, di esperienza amministrativa, di cultura soprattutto giuridica , di sensibilità istituzionale, di vocazione a servire l’interesse generale della comunità regionale e nazionale.
Ora che il coronavirus ha ripreso a seminare morti ed emerge incontrovertibilmente che le regioni hanno fatto poco o nulla nei mesi estivi per affrontare la seconda ondata, nonostante le risorse e i mezzi messi a disposizione dal governo nazionale, possibile che nessuno risponda di questa negligenza ? Chi doveva eseguire le direttive del governo ? Su quale scrivania prendevano polvere le decisioni da adottare? Assessori e dirigenti sanitari erano in ufficio o erano al mare ? Incassano mensilmente indennità da capogiro per una regione povera come la Calabria ma non rispondono delle loro negligenze e del loro vagare parassitario.
Possibile che né a destra né a sinistra, in consiglio regionale, nessuno avverta l’esigenza di andare a vedere cosa non ha funzionato, chi è venuto meno ai suoi compiti, chi ha lasciato che le risorse messe a disposizione dal governo non venissero utilizzate? A monte c’è il diritto alla salute del cittadino, di questi tempi diritto alla vita, e non si vede chi debba tutelarlo.Nulla si muove,tutto si tiene.

Jole Santelli, nella prima fase del coronovirus, nella notte dell’assalto ai treni diretti al sud, lanciò alto l’allarme che, senza controlli e filtri, al sud si rischiava la carneficina, considerata l’inadeguatezza delle strutture ospedaliere. E, ancora un mese fa, di fronte ai disastri e alla inconcludenza della gestione commissariale della sanità calabrese, a muso duro aveva chiesto al governo di mettere fine alla gestione commissariale o di nominare gente competente all’altezza della situazione. Senza diplomazie segnalava che non si era fatto nulla o quasi per fronteggiare la seconda ondata del coronavirus annunciata.
Sta di fatto che la pandemia ha squilibrato ulteriormente il rapporto delle regioni con il governo centrale con un trasferimento di maggiori poteri che vengono esercitati rovinosamente come è dato constatare. Non si può mettere la sanità in mano a manager nominati per appartenenza politica né può essere ridotta a serbatoio elettorale. I bilanci passivi sono lì a dimostrare le loro capacità. In Calabria soltanto le due ASP di Reggio e di Cosenza hanno accumulato un disavanzo prossimo al miliardo di euro per ognuna mentre l’attuale gestione commissariale porta oltre 200 milioni di disavanzo.
Ora che i nodi della sanità, negligenza, incompetenza e – perché no – malaffare, vengono drammaticamente al pettine e che si entra in campagna elettorale per eleggere presidente e consiglio regionale, i calabresi si assumano la responsabilità di chi eleggono e nelle mani di chi mettono i loro diritti e le loro aspettative, a cominciare dal diritto alla salute. Avremmo tutti da guadagnare se “lor signori” percepissero la cospicua indennità di carica per non fare nulla o soltanto convegni e processioni antimafia, dove eccellono, lasciando al governo centrale le questioni vitali come l’emergenza sanitaria per la pandemia. Ma non è così e questo è il problema.