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Posti terapia intensiva, dell’aumento previsto la Calabria se ne infischia

Un posto letto in rianimazione? Negli ospedali calabresi è un lusso. Il Decreto Rilancio aveva previsto 3.500 nuovi posti letto in terapia intensiva che avrebbero garantito la presenza di 14 posti letto ogni 100.000 abitanti in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. A oggi le unità aggiuntive sono meno della metà rispetto all’obiettivo prefissato. Inoltre, i nuovi posti sono distribuiti in maniera disomogenea sul territorio.

Le ragioni del ritardo risiedono nell’iter previsto per la programmazione e, in generale, in un’azione della Pubblica Amministrazione che non è stata in grado di realizzare gli obiettivi anche in presenza di risorse finanziarie adeguate. I nuovi posti sarebbero stati distribuiti alle regioni in modo da garantire 14 posti letto ogni 100.000 abitanti in maniera omogenea su tutto il territorio. La distribuzione per regione degli aumenti risulta disomogenea.

Sono andate particolarmente bene Veneto, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata con un grado molto elevato di completamento dei posti letto. Le prime tre regioni hanno ottenuto un aumento dei posti letto addirittura superiore a quello che era l’obiettivo. Tra le regioni invece con il minor grado di completamento, naturalmente, la Calabria insieme ad Umbria, Marche, Piemonte e Abruzzo.

E’ quanto emerge dalle cinque pagine d’una meticolosa analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a firma del celebre direttore, l’economista Carlo Cottarelli, e d’una collaboratrice dell’Ocpi, la junior economist Federica Paudice.

Una situazione paradossale, confermata anche da il Sole24ore secondo il quale in Calabria sono stati attivati solo sei nuovi posti di terapia intensiva.