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Con la firma del Dpcm, Calabria “costretta” al 2° lockdown

Come stabilito alle ore 20.20 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha iniziato la presentazione a Palazzo Chigi delle norme contenute nel nuovo Dpcm, che sarà in vigore dal 6 novembre (e non più dal 5 novembre) e fino al 3 dicembre.

«I numeri complessivi sono in costante aumento e per questo dobbiamo intervenire. La media nazione dell’indice di trasmissibilità è di 1,7. Rispetto alle persone contagiate sale il numero degli asintomatici, diminuisce in percentuale il numero di persone ricoverate ma c’è l’alta probabilità che molte regioni superino le soglie delle terapie intensive e mediche». Ha esordito con queste parole il premier Conte nel discorso alla Nazione.

Conte ha — quindi — illustrato il regime differenziato che divide l’Italia in tre fasce di rischio contagio: «zone gialle, arancioni e rosse». Nell’area gialla a livello di rischio moderato fanno parte Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Molise, Marche, Provincia di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. Dell’area arancione con livello di criticità medio alta fanno parte Puglia e Sicilia. Nell’area rossa — infine — sono comprese Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta (per circolare in queste Regioni sarà necessaria l’autocertificazione).

«Le misure entreranno in vigore venerdì in modo da dare la possibilità alle regioni di organizzare le proprie attività», ha spiegato Conte, aggiungendo: «Se, all’esito delle misure, una Regione dovesse rientrare in condizioni di stabilità per 14 giorni, con rischio più basso, potrà essere assoggettata a un regime di misure meno restrittive, ce lo auguriamo tutti».

La Calabria dunque rientra nella fascia rossa, nelle Regioni cioè considerate in una situazione di “massima gravità”.  È questa la fascia in cui sono previste le misure più restrittive. Il provvedimento ferma i negozi (fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità), i mercati, tutte le attività di bar, gelaterie, pasticcerie e ristorazione (salvo la consegna a domicilio l’asporto consentito fino alle 22). Restano aperte anche le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie. Ma anche parrucchieri, barbieri e lavanderie.

Nelle stesse zone, viene sottolineato da fonti di governo, restano aperte «industrie, artigianato, edilizia», oltre alle scuole elementari e alla prima media. Consentita l’attività motoria «in prossimità della propria abitazione» e con obbligo della mascherina e l’attività sportiva «esclusivamente all’aperto e in forma individuale». Sospese le attività sportive anche svolte nei centri sportivi all’aperto. Nelle zone rosse anche per i ragazzi della seconda e terza media (oltre che per le superiori) sarà in vigore la didattica a distanza.

Di fatto si potrà uscire di casa solo per «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute» (muniti di autocertificazione), nonché per tutti quegli spostamenti «strettamente necessari» ad accompagnare i bambini a scuola. È vietato ogni spostamento in entrata e uscita dai territori nonché «all’interno dei medesimi territori».