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Covid: nella RSA tanti anziani positivi, un solo medico per tutti i pazienti

Villa Bianca, la residenza sanitaria assistenziale di Aprigliano, in provincia di Cosenza, offre da anni assistenza medica e infermieristica completa a pazienti non autosufficienti grazie al suo staff. Un gruppo di lavoro che però, purtroppo, negli ultimi giorni si è ridotto notevolmente, nonostante la mole di compiti da adempiere sia fortemente aumentata durante la pandemia.

Molti degenti, sfortunatamente, hanno contratto il Covid-19, altrettanti quelli risultati positivi tra il personale. Rimangono in servizio un solo medico ed un infermiere. I due professionisti stanno cercando di fronteggiare una strenua battaglia contro il coronavirus armati soltanto di dedizione, sacrificio e buona volontà a discapito della loro stessa incolumità. Al di là delle condizioni di assoluta emergenza che vivono nel piano dove sono ricoverati gli ospiti positivi al virus il resto della struttura è messo a dura prova. C’è un monte di ore lavorative importante e la sensazione di poter contrarre il virus da un momento all’altro. A questa difficile situazione si aggiungono i doppi turni per i due professionisti e lo stress di questi giorni particolarissimi e inediti e da qui l’amaro sfogo sui social di Anna la figlia di Mario Sprovieri, unico sanitario rimasto a presidiare la residenza per anziani alle porte della Presila cosentina.

“Riflessione amara. Mio padre è direttore sanitario in una clinica per anziani ad Aprigliano con parecchi casi Covid ma anche con pazienti che, per fortuna, non hanno contratto il virus e che sono stati isolati in un piano diverso dell’immobile. Ha quasi 75 anni. Non ha personale che possa supportarlo. Un solo infermiere e nessun medico a parte lui. E da ieri 9 operatori sanitari. Nonostante tutte le mattine gli si dica di non andare (scusate, ma come tutti abbiamo paura e tendiamo a tutelare chi amiamo) perché soggetto fragile, si rifiuta categoricamente perché dice che ha fatto un giuramento e che i ricoverati non hanno nessuno che li assista o che dia notizie ai familiari fuori. Siamo orgogliosi di lui ma va da sé che né io, né i miei fratelli, né le amate nipotine possiamo vedere i nostri genitori per evitare rischio di contagio. Ieri sera non è neanche tornato a casa, è rimasto a dormire in clinica. Sta chiedendo aiuto ovunque per aumentare il numero di infermieri, persino attraverso la stampa. E allora mi chiedo… Dove sono tutti quelli che hanno fatto lo stesso giuramento di mio padre ma che adesso si nascondono per paura? Come si può permettere ad un medico che dovrebbe essere in pensione di combattete DA SOLO una guerra come questa? Terra mia ti amo ma non meriti un uomo come lui…”