Sab 18 Set 2021

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Contrabbando gasolio tra Calabria e Sicilia: 4 arresti e maxi sequestro

Dalle prime luci di questa mattina i finanzieri del Comando provinciale della Guardia di finanza di Messina stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 soggetti, procedendo ad oltre 20 perquisizioni ed al sequestro di oltre 2,5 milioni di euro smantellando un’associazione a delinquere, operante tra la Sicilia e la Calabria, impegnata nel contrabbando di gasolio. Quattro misure cautelari in totale, due arresti domiciliari e due interdittive.

Gioco delle tre carte

E’ stata battezzata “Gioco delle tre carte” l’operazione scattata all’alba della Guardia di finanza di Messina. Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sviluppate con il personale della locale Dogana, hanno permesso di far luce su un meccanismo in forza del quale il gasolio agricolo solo sulla carta destinato ad un agricoltore, con un imposta minore, giungeva di fatto a terzi che, invece, non avevano alcun diritto all’imposta agevolata, come ad esempio autotrasportatori: un sorta di gioco delle tre carte, in cui il truffato ero lo Stato.

Tra il 2017 e il 2019, in virtù della destinazione falsamente dichiarata, il gruppo criminale aveva venduto oltre 5.059.369 litri di gasolio che avrebbe dovuto essere assoggettato a maggiore imposta (ad esempio gasolio da autotrazione, ovvero combustibile per impianti), come se fosse semplice gasolio agricolo, sottoposto a imposta agevolata. Con grossi profitti acquisiti dalla società siciliana attiva nel commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi e un risparmio di imposta corrispondente a 2.496.117 euro.

I clienti occulti, operanti nel settore degli autotrasporti, e quindi non beneficiari di gasolio agevolato, realizzavano così una concorrenza sleale rispetto ai colleghi onesti, potendo avvalersi di uno sconto sull’accisa pari a ben il 78%, acquistando il prodotto energetico agevolato per circa 0,80 centesimi al litro. A capo del sistema una società attiva nel commercio di prodotti petroliferi, con sede amministrativa a Francavilla di Sicilia e sede legale in provincia di Catania.

Il titolare è un 55enne anconetano di origine ma siciliano di adozione, il quale, già colpito da fallimento per un’altra impresa del medesimo settore e ora posto agli arresti domiciliari, aveva messo a capo della new company un prestanome, un siciliano 57enne, destinatario adesso della misura interdittiva all’esercizio degli uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese.

Il braccio operativo era costituito da un materano, attivo a Catania, 44 anni, responsabile dell’approvvigionamento del gasolio presso i depositi fiscali e della predisposizione della documentazione falsa accompagnatoria dei trasporti, i documenti di accompagnamento semplificati, pure lui agli arresti domiciliari; dal barcellonese 46enne titolare di una ditta di commercio al dettaglio di carburanti con sede a Novara di Sicilia, quale ‘procacciatore dì affari’, in quanto incaricato dell’individuazione degli acquirenti e del monitoraggio delle aree scelte per la cessione illecita del prodotto, oggi destinatario della misura interdittiva all’esercizio degli uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese.

Intercettazioni telefoniche

Coinvolto anche un palermitano 61enne autotrasportare di fiducia dell’organizzazione e proprietario dell’autoarticolato utilizzato, oggi sottoposto a sequestro, allo stato solo indagato. “Vedi che ci sono 11 cardilli con 3 gabbie, dicevano, intercettati, riferendosi alle pattuglie della Guardia di finanza. Ma le intercettazioni telefoniche, i pedinamenti e le video riprese gli hanno incastrati.

In alcuni casi non prendevano formalmente in carico, presso il deposito di Francavilla di Sicilia, il gasolio agricolo (a tributo agevolato), pur destinato a beneficio dell’impresa, movimentandolo sottotraccia a beneficio di acquirenti finali che non avevano titolo di ricevere il prodotto, ovvero svuotando i serbatoi dell’autocisterna in itinere; in altri casi, prendevano in carico, presso il deposito di Francavilla di Sicilia, il gasolio denaturato per l’agricoltura e lo cedevano, successivamente, a persone non spettanti, nonché diversi rispetto a quelli indicati nei documenti di vendita, la maggior parte con sede nella provincia di Reggio Calabria, utilizzati unicamente per rappresentare formalmente l’asserita successiva alienazione (lecita) a terzi (agricoltori) aventi diritto.

Emblematico uno scambio telefonico tra un ignaro acquirente, destinatario di fatturazione elettronica connessa a forniture non richieste, e l’organizzazione indagata: “Buongiorno io ho ricevuto due vostre fatture oggi, non so come mai siano arrivate sulla mail“; “Ah forse c’è stato un errore per caso nel..nelle cose”. “No, c’è stato che io non ho mai preso merce da voi“. In altri casi, il gruppo, grazie al concorso di altro, si riforniva di prodotto presso terzi emittenti, avvalendosi di documentazione falsa in quanto attestante una destinazione diversa del gasolio verso altre imprese rispetto a quella oggetto di indagine, provvedendo all’immediata alienazione occulta del prodotto medesimo a beneficio di terzi acquirenti.