Sab 17 Apr 2021
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Vaccino anti-Covid, via libera ad unica dose

Dal ministero della Salute arriva il via libera alla possibilità di somministrare un’unica dose di vaccino anti-Covid, senza richiamo, ai soggetti che hanno già avuto un’infezione da virus SarsCov2. E’ quanto riporta pochi minuti fa il quotidiano Qui Finanza.

Una circolare della Direzione generale della prevenzione del ministero della Salute, firmata dal direttore generale Giovanni Rezza, stabilisce che: “È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SarsCoV-2/Covid-19 nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica)”.

La circolare specifica però che la somministrazione di un’unica dose è possibile, “purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa”.
Ma le raccomandazioni, si legge, “potrebbero essere oggetto di rivisitazione qualora dovessero emergere e diffondersi varianti connotate da un particolare rischio di reinfezione“.

L’eventuale somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-Covid alle persone che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2 “non è da intendersi applicabile ai soggetti che presentino condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici”, si legge ancora.
In queste persone, evidenzia la circolare, “non essendo prevedibile la protezione immunologica conferita dall’infezione da SARS-CoV-2 e la durata della stessa, si raccomanda di proseguire con la schedula vaccinale proposta (doppia dose per i tre vaccini a oggi disponibili)”.

Poiché l’informazione relativa a una pregressa infezione da Sars-CoV-2 viene raccolta al momento della vaccinazione attraverso un modello di autocertificazione, evidenzia la circolare, “si raccomanda di raccogliere, ogni qualvolta disponibile, evidenza di documentata infezione da Sars-CoV-2. In assenza di questa evidenza di positività al tampone, – sottolinea ancora la circolare – si raccomanda che l’informazione anamnestica relativa a una pregressa infezione venga raccolta nel modo più completo e dettagliato possibile”.

Inoltre, “come da indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esecuzione di test sierologici volti a individuare la positività anticorpale nei confronti del virus o di altro tipo di test, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale. Infine, tali raccomandazioni potrebbero essere oggetto di rivisitazione qualora dovessero emergere e diffondersi varianti di Sars-CoV-2 connotate da un particolare rischio di reinfezione”.