Lun 12 Apr 2021
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Operaio folgorato durante lavori al depuratore di Fiumefreddo, assolti gli imputati

E’ giunta nel tardo pomeriggio di oggi, la sentenza assolutoria del Tribunale
Penale di Paola, nella persona del Giudice dr. Alfredo Cosenza, in merito alla triste vicenda in cui un operaio specializzato, il Sig. Bufanio Antonio, nell’Aprile del 2013, aveva perso la vita mentre era intento a sostituire un fusibile all’interno di una cabina di alta tensione per l’alimentazione del depuratore di Fiumefreddo Bruzio.

In relazione al fatto vennero imputati per cooperazione colposa nel delitto di omicidio
colposo: il sig. Taglialatela Achille, all’epoca Amministratore della IMPEC Costruzioni s.p.a., in qualità di committente dei lavori; l’Ing. Fabio Iaccino, responsabile dell’UTC dell’Ente proprietario dell’impianto; il Sig. Giampiero Poltero quale legale rappresentante della Tecnologia e Sicurezza in qualità di datore di lavoro che aveva inviato l’operaio ad eseguire la riparazione presso l’impianto di depurazione.

La contestazione rivolta a tutti i coimputati, ai sensi degli artt. 113, 589 co. 1 e 2 c.p.,
poggiava sull’assunto che non fossero state osservate, da questi, le regole di condotta volte ad impedire il rischio e la verificazione dell’evento.

L’accusa, nel chiedere la condanna per tutti ad anni 3 di reclusione, insisteva sull’esistenza di un nesso causale comune a tutti gli imputati, i quali, a vario titolo, avrebbero contribuito a creare le condizioni da cui scaturiva il fatale incidente.
Si contestava la mancata/adeguata manutenzione dell’impianto, la mancata adozione dei
dispositivi finalizzati a garantire la sicurezza del dipendente sul posto di lavoro e la mancata
predisposizione di misure tecniche ed organizzative atte ad eliminare o ridurre al minimo i rischi sull’intervento da eseguire.

Il lungo processo, in cui si alternavano consulenti e periti altamente specializzati, si
concludeva con articolati interventi dei difensori, i quali, unitamente alle ragioni giuridiche,
svisceravano gli aspetti di natura tecnica che determinavano l’evento.
In particolare, la difesa del Poltero, assistito dall’Avv. Enzo Belvedere e dall’Avv. Claudio
Cavaliere, ribadiva come, diversamente da quanto sostenuto dall’Ufficio di Procura, non solo vi fosse stata un’adeguata osservanza da parte del Poltero di tutte le norme di protezione – applicabili all’epoca della verificazione dell’evento – ma, altresì, come il fatto fosse collegato ad un accidentale cedimento strutturale che rendeva imponderabile, ex-ante, il verificarsi di un accadimento di certo non imputabile al datore di lavoro.

Gli avvocati Enzo Belvedere e Claudio Cavaliere esprimono soddisfazione per la
conclusione di un processo che per molti anni ha pesato fortemente sull’animo del loro assistito. Aldilà del risultato professionale conseguito manifestano la loro vicinanza ai familiari della vittima.