Gio 29 Lug 2021
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Swamy Rotolo, attrice 16enne che da Gioia Tauro arriva a Cannes

Un orgoglio calabrese. Un esempio di come talento, passione e studio coltivati anche alle nostre latitudini, possano emergere anche fuori dai confini regionali. Lei si chiama Swamy Rotolo e a soli 16 anni da Gioia Tauro arriva sul red carpet di Cannes.

La talentuosa adolescente calabrese è la protagonista del film A Chiara diretto da Jonas Carpignano. 

Un film potente, ambientato a Gioia Tauro, che racconta con la suspense di un thriller la storia di Chiara, un’adolescente calabrese (la bravissima Swamy Rotolo) che scopre improvvisamente di avere un padre latitante coinvolto in attività malavitose.

«Non è una storia vera come i miei precedenti Mediterranea e A Ciambra», spiega il regista. «Non è tratta dalla biografia di Swamy, però quella che vedete è la vera famiglia di Swamy. Sono reali i loro rapporti, inseriti in una struttura narrativa di finzione che ho scritto io».

Lontano dal racconto epico della criminalità alla Gomorra, quello che mette in scena Carpignano è un micromondo familiare dove sono i piccoli lavoratori a sporcarsi le mani per i potenti che neanche si vedono: «Dove non arriva lo Stato e non ci sono mezzi spesso la gente è costretta ad altre scelte, lo ricordano spesso Saviano e Lamorgese. È facile giudicare, ma non conosciamo le vere esigenze di certe persone in difficoltà. Quando pensi alla droga, pensi a Pablo Escobar, invece i ricchi non si sporcano le mani, per questo abbiamo scelto di concentrarci sulla manovalanza, sui comuni lavoratori. Per noi era più importante raccontare quello che vediamo nella nostra quotidianità».

Altro snodo narrativo cruciale del film è la separazione della protagonista dalla sua famiglia da parte degli assistenti sociali, al fine di reinserirla in un contesto più sano e lontano dalla criminalità organizzata. «Capisco la legge italiana e l’importanza di spezzare il ciclo della famiglia malavitosa, però dal punto di vista emotivo rischi di rovinare una famiglia, è qualcosa di pesante da vivere e mi sembrava importante raccontarlo. Uno può essere uno spacciatore e un padre che ama la sua famiglia, non possiamo definire le persone solo per quello che fanno. Trovo sia importante almeno discuterne: togliere un figlio alla famiglia che conseguenze emotive ha?» è il pensiero di Jonas Carpignano.

Ci riflette anche la protagonista: «Trovo sbagliato separare un figlio dalla famiglia solo perché il padre ha fatto degli errori. Ma io e Chiara e abbiamo lo stesso coraggio, anche io reagirei fuggendo come lei». Una fuga molto cinematografica che è al contempo metafora di una crescita obbligata: fuggire dall’innocenza dell’infanzia per approdare a un’adolescenza magari meno serena, ma di certo più consapevole.