Sab 27 Nov 2021
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Vaccini anti Covid, la terza dose in Calabria stenta ad arrivare

Se è vero, come è vero, che diminuiscono da sette settimane i nuovi casi settimanali di infezione da Sars-Cov-2 grazie soprattutto ai vaccini, è anche vero che la Calabria è, come di consueto, in ritardo anche su questo. In tutta Italia sono circa 700mila le persone che hanno ricevuto la terza dose di vaccino, ma nella nostra amata regione pochissime sono state le somministrazioni. Lo rileva il monitoraggio della Fondazione Gimbe relativo alla settimana 13-19 ottobre.

A partire dal 16 settembre sono state somministrate solo 700.623 terze dosi di vaccino anti Covid, con un tasso di copertura del 9,3% rispetto a una quota di 7,6 milioni di persone di vaccinabili previsti dalla circolare ministeriale del 27 settembre scorso, ovvero immunocompromessi, over 80, ospiti e personale delle Rsa, operatori sanitari over 60 o vulnerabili. Notevoli, inoltre, sono le differenze regionali: si passa dal 28,1% del Molise all’1,2% della Valle D’Aosta – la Calabria è al penultimo posto con il 2,2%. L’associazione Gimbe, attraverso il suo presidente Nino Cartabellotta, chiede di “accelerare” su questa strada e sottolinea come non siano ancora disponibili i dati della platea vaccinabile in base alla successiva circolare dell’8 ottobre, che ha esteso l’indicazione del richiamo a tutti gli over 60 e ai fragili con specifiche patologie.

«Osservando scenari poco rassicuranti di altri Paesi  e nell’attuale impossibilità sia di definire percentuali ‘magiche’ per conquistare l’immunità di popolazione sia di prevedere i tempi per raggiungere un preciso target vaccinale, con la stagione invernale alle porte e l’efficacia vaccinale che a 6 mesi dal completamento del ciclo inizia lentamente a declinare, la Fondazione Gimbe invita a perseguire una strategia basata su più obiettivi per tutelare la salute delle persone e garantire l’irreversibilità delle riaperture». Tra questi, «accelerare la somministrazione della terza dose» e introdurne l’obbligo per gli operatori sanitari, estendere progressivamente la platea vaccinabile con dose booster alla fascia 50-59 e successivamente, se necessario, alle altre fasce anagrafiche. E infine, «mantenere l’obbligo di utilizzo delle mascherine nei luoghi chiusi».