di Giovanna Pizzi
Aria fresca, frizzante. Lo sguardo divaga da una vetta all’altra, da un pascolo alle numerose cascate. Ci troviamo di fronte ad un paesaggio che risale a 200 milioni di anni fa e che in un batter d’occhio colpisce al cuore trasportandoci in un mondo dove l’uomo non è nulla in confronto al potere della Natura.
Siamo nel Parco Nazionale del Pollino, una zona montuosa antica unica nel suo genere, ricca di piante autoctone, panorami vasti a perdita d’occhio, rocce antiche, di un’altra epoca. Ed è in questo luogo, porta d’ingresso della Calabria per chi viene da nord, che si trova la “Catasta”, il primo hub turistico e della cultura del Parco Nazionale del Pollino, ma non solo. Una struttura che solo a vederla lascia a bocca aperta per la sua architettura, una catasta di legno appunto, che fa percepire che addentrandosi in questo ambiente si perde completamente la connessione con il mondo esterno, ci si avventura nell’autenticità e nella semplicità di una regione che nasconde ancora così tanti tesori pronti da scoprire e da mettere in risalto.
Ad aiutare gli avventori pronti a questa immersione nella natura e nella purezza di questi luoghi, apre le porte nel luglio del 2021 a Morano Calabro, sul pianoro di Campotenese, questo “spazio”, a metà tra un luogo di accoglienza e un punto ristoro, tra una bottega di prodotti del Pollino e una biblioteca, tra un centro informazioni e una trattoria, tra uno spazio espositivo e un ricettacolo di eventi culturali.
Il progetto è ambizioso ma fortemente sentito dagli ideatori: Manuela Laiacona, Giovanni Gagliardi, Donato Sabella e Sergio Senatore, che sono i veri e propri “genitori” della Catasta e insieme collaborano per far sì che tutti gli aspetti di questa immensa opera architettonica ispirata alla vita di montagna sia resa al massimo.
Chi si occupa della comunicazione e chi dell’organizzazione degli eventi, chi della green economy e chi del settore agroalimentare, chi della ristorazione e chi della gestione economica, ognuno fa la sua parte, pronto a proteggere e a rendere fruibile ad un vasto pubblico la bellezza di questi luoghi.
“Chi varca la soglia della Catasta ha cognizione di ciò che ha davanti, un luogo di rappresentanza del parco montano più grande d’Italia.” Le parole di Manuela sono chiare: “Era ora che questa zona avesse i suoi giusti riconoscimenti… Chi viene qui deve sentirsi a casa propria. Questo è il luogo di tutti, in cui ognuno può ritrovare il proprio spazio in cui vivere, fare, creare. È come quando tu una cosa la senti tua. Questa è la filosofia di questo luogo.”

E lo sottolinea anche Giovanni: “È uno spazio unico, polifunzionale, che si può usare in diversi modi. Dove gli artigiani del luogo, i produttori, gli editori di settore, le associazioni turistiche locali, gli abitanti della zona e i turisti possono trovare il loro spazio”.
L’avventore, qui, può usufruire delle informazioni fornite dall’Associazione Guide Ufficiali del Parco che nei mesi estivi presidieranno l’infopoint della struttura, dando la giusta assistenza al visitatore.
Da questa primavera, la Catasta sarà punto di riferimento per i cicloturisti, con piste di pump track, noleggio bici, apertura della pista ciclabile sull’ex ferrovia calabro-lucana e tanti servizi per gli appassionati viaggiatori su due ruote. Vincitrice dell’Italian Green Road Award del 2021 insieme al Trentino, la ciclovia dei parchi calabresi ha già tante soddisfazioni alle spalle, ma non per questo ci si vuole fermare.
“La pista ciclabile sarà inaugurata a fine maggio e arriverà fino a Morano Calabro snodandosi su 20 km. È già in cantiere il progetto di allungarla e in futuro sarebbe bello unirla alla pista di Lagonegro, arrivando così in Basilicata.” Queste le parole di Donato.
Insomma, si pensa in grande. Ma non è tutto, perché grazie al grande plastico all’ingresso della struttura che riproduce l’intero territorio del Parco (80 km di diametro), la Catasta lancia un innovativo strumento divulgativo virtuale, progettato da professionisti del mondo del cinema statunitense, che permetterà al visitatore di esplorare la grande area e conoscere le sue risorse anche dall’interno dell’hub, manipolando lo stesso strumento digitale in base alle sue curiosità.

Dall’entroterra alle coste, Sergio spiega e mostra con entusiasmo questa tecnologia: “Il sistema di proiezione è accompagnato da un software che renderà completamente autonomo il suo utilizzo: il turista che attiverà il plastico avrà modo di curiosare fra i confini del parco, conoscere i comuni limitrofi, osservare dall’alto, con ombre e giusta prospettiva, nonché distanza, tutta la sentieristica e le bellezze della zona.” “Siamo aperti sempre. Abbiamo desiderato essere presidio sin dall’inizio, anche se i costi in questo periodo difficile non ci hanno risparmiato. Ma anche con il maltempo, neve e ghiaccio, siamo stati qui, a disposizione del viandante e del curioso.” Sottolineano con orgoglio i soci.
Inoltre, gli appuntamenti segnati sul calendario sono già predisposti, anche con qualche tocco di originalità come l’incontro dello scorso 1 aprile, “A tavola con il Giappone”: una cena ed un curato laboratorio sensoriale sull’umami, organizzato con Aiko Otomo, cuoca e apicoltrice giapponese ormai calabrese d’adozione.
Nei prossimi mesi, invece, sono numerosi gli incontri di ogni genere, che spaziano sotto ogni punto di vista culturale: degustazioni tecniche e focus sui vini del Pollino insieme alla Guida ai Vini Buoni d’Italia del Touring Club; incontri letterari in collaborazione con Rubbettino Editore, con la presentazione delle ultime novità pubblicate sul tema viaggio, natura e Parco; degustazioni di tartufo locale, organizzato da Tartufi e Tartufai del Pollino e delle Serre; musica dal vivo grazie alle melodie del musicista e compositore Roberto Cherillo, impegnato anche come direttore artistico, e molti altri eventi.
Punto ristoro per ogni esigenza, qui il visitatore può rifocillarsi e provare le materie prime del Pollino perché tutto ciò che la cucina offre è esclusivamente a km 0. Piatti semplici e genuini, cucinati secondo tradizione, utilizzando ingredienti prodotti all’interno del perimetro del Parco, che ho avuto il piacere di assaggiare durante un delizioso pranzo di qualche settimana fa.
Una carrellata di salumi, come la pancetta o la soppressata, tutti naturali, e di formaggi, alcuni a latte crudo, che vengono da zone limitrofe come Campotenese o San Donato di Ninea, accompagnati da sottoli di melanzana rossa di Rotonda Dop e composte di pomodoro o di mele e peperoncino, serviti con i pani, anche in questo caso identitari, come il pane di Cerchiara o quello di segale che riprende un’antica tradizione locale. “La farina, l’olio, le verdure, tutto parla del nostro parco.” Manuela lo racconta con amore e orgoglio, mentre mostra tutti i prodotti che questa terra ci offre.
Deliziose le zuppe di legumi, in questo caso di ceci e lenticchie, che sono una grande ricchezza del territorio, dai fagioli alle fave, dai piselli alla cicerchia, da tutelare e promuovere; tra i primi piatti buonissimi sono i “raschiateddi” al sugo di carne, callosi come piace a me, e ben conditi ; e gli spaghetti aglio, olio e cruschi perfettamente al dente; imprescindibile la “salsiccia e patate” e stuzzicante il baccalà e peperoni cruschi.
Un vero e proprio angolo di paradiso insomma, che aveva bisogno di esser giustamente valorizzato e mostrato a tutti in tutta la sua bellezza.
Grazie alle persone che lo hanno reso possibile, al loro lavoro e all’amore che sprigionano anche solo a parlare di questo territorio, sono riuscita anche io a “respirare” a pieno questo nuovo progetto importante quanto ambizioso.
Il Pollino avrà finalmente il giusto trattamento che il parco montano più grande d’Italia merita.



