Raggiri e truffe “telematiche”, purtroppo, sono ormai parte della nostra quotidianità. Tra i nuovi tentativi di truffa le finte multe stanno diventando sempre più comuni.
Fortunatamente, la Polizia postale è già in grado di riconoscere facilmente questi tentativi di raggiro, strutturati secondo il classico schema della truffa online, il cui obiettivo è sempre lo stesso: indurre – ovviamente con l’inganno – l’utente a fornire i propri dati sensibili.
Ai malcapitati viene recapitata a casa la notifica del verbale di una multa stradale – il cui importo non è troppo elevato per risultare più credibile e scoraggiare le vittime dall’attivarsi per una contestazione – presa all’estero per aver aver superato il limite di velocità.
Le vittime possono pagare in due modi: scansionando un codice QR che li reindirizza sul portale di un istituto bancario, oppure compilando con i propri dati un modulo di risposta.
Entrando in possesso di questi dati i malintenzionati sono in grado di accedere al conto bancario e, potenzialmente, svuotarlo. Nel testo della truffa viene indicata la targa del veicolo ma non il modello della vettura.
Ad ogni modo, difendersi da questi tentativi è abbastanza semplice. Le “finte multe”, infatti, non presentano mai i dati completi e precisi dell’infrazione (località, via, targa, modello). Questo è sicuramente un primo campanello d’allarme. Per essere sicuri al 100% basterà rivolgersi alla Polizia Postale.
Chi cade nel tranello è, nella stragrande maggioranza dei casi, una persona molto anziana – mediamente sopra gli ottant’anni – che ha da poco iniziato ad usare strumenti e applicazioni web.



