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In Calabria la più bella passeggiata tra mistero e fede

La Calabria non finisce mai di sorprendere. Non è un caso che proprio nella nostra regione giungono viaggiatori e turisti provenienti da ogni parte del mondo per scoprire le sue meraviglie antiche e moderne.

Meraviglie che si nascondo in ogni luogo della regione, tra distese pianeggianti, montagne,  mare, castelli, musei, angoli e piazze. Tra quei tesori preziosi che conserva la Calabria, tra i più importanti l’antico Eremo di Sant’Elia Vecchio ed il Gigante Buono a Curinga in provincia di Catanzaro.

Un viaggio nel passato che permette di rivivere fasti antichi e mai dimenticati che appartengono alla nostra storia.

Il rudere, noto anche come Monastero di S. Elia sorge a 400 metri sul livello del mare su una radura, tra banchi rocciosi e una fitta pineta, al di sopra del letto del fiume Turrino.
Poche le fonti attendibili che permettono di ricostruire l’origine di questo pezzo di storia della Calabria ma, analizzando quelli che sono i resti di questo magnifico Eremo, è stato possibile ricostruire una cronologia di questo fantastico luogo in cui all’interno vi è un altro monumento naturale d’inestimabile valore: il Gigante Buono.

Si tratta di un Platano nato oltre mille anni fa. L’albero secolare è uno dei pochi presenti in tutta la regione, con un tronco largo 16 metri che dalla sua maestosità sembra dominare il territorio circostante fino all’orizzonte. Qui che scorreva la sorgente Vrisi (dal greco Brusis – ovvero sorgente) dove i monaci attingevano l’acqua. La leggenda narra che furono proprio i monaci a piantare quest’albero che spesso, grazie al suo tronco cavo capace di ospitare oltre 10 persone, è servito come punto di riparo per contadini e pastori. Nel 2021 il Platano di Curinga è entrato tra i finalisti dei Tree of the Years, un importante concorso che premia gli alberi millenari in tutto il mondo.

Tornando a scrivere dell’Eremo possiamo certamente vergare che fu fondato dai monaci basiliani nel sec. XI, ma sicuramente in seguito fu ampliato dai monaci carmelitani nel sec. XVII. Agli occhi del visitatore si presenta nel pieno del suo fascino, come una struttura, probabilmente mai terminata rispetto al progetto originario, con una cupola perfetta, fatta di tante pietre, come tutta la struttura, che sapientemente posizionate, l’hanno conservata fino ad oggi.

Le ricerche sul Monastero di Sant’ Elia Vecchio, che richiama il sole (Elios), le divinità e i culti precristiani, non si esauriscono mai, e sicuramente proseguiranno aprendo ancora nuovi interrogativi sulla sua origine e sui legami tra storia, miti, religiosità e fede popolare, ma ciò che è inconfutabile è certamente la sua estrema bellezza.