Santa Severina in provincia di Crotone è un piccolo villaggio incastonato tra le coste dello Ionio e la Sila. Arroccato su uno scoglio alto 326 metri che un tempo lo difendeva dagli invasori è anche chiamato la Nave di Pietra.
Santa Severina sorge in posizione di supremo controllore del fiume Neto, nei confronti del quale esso mostra estrema gratitudine.
Le acque del fiume Neto sono state, negli anni, la culla di Santa Severina, proteggendola come una madre e osservandola crescere e fregiarsi, per merito del suo fascino, del titolo di uno dei borghi più belli d’Italia.
Occupata dagli Arabi nell’840, fu tenuta come baluardo strategico sulla valle del Neto. Poi fu conquistata dai Bizantini e poi ancora dai Normanni. Oggi fa parte dei Borghi più belli d’Italia. Poche strade e una piazza principale, piazza Campo, il salotto buono, dove tutto accade: struscio di gente, feste ed eventi.
La visita a Santa Severina merita almeno una giornata così da viaggiare indietro nel tempo, percorrendo più epoche e più culture, tra chiese bizantine e monumenti di stampo normanno, luoghi ameni dove la modernità ha stentato ad arrivare e non ha quindi intaccato la suggestiva fusione di elementi di epoche passate.
Il suo castello è sicuramente uno dei più belli e meglio conservati dalla Calabria ed è conosciuto anche come castello di Roberto il Guiscardo, dal re normanno che ne ordinò la costruzione. Divenuta una delle più possenti fortezze degli Angioini, passò in epoca aragonese nelle mani dello spietato generale Andrea Carafa, il quale mise in atto notevoli interventi, tra cui la costruzione di una seconda cinta muraria. Altri nobili si succedettero nel possesso e nell’abbellimento del castello, che dal 23 maggio 1998 può essere visitato finalmente restaurato.
Santa Severina ospita anche qualcosa di unico: il solo battistero conservato integralmente. Si tratta del più antico monumento di epoca bizantina della Calabria insieme alla cattolica di Stilo.
La storia di Santa Severina è documentata da Ecateo di Mileto, storico e geografo del V secolo a.C., che la annovera nell’elenco delle terre degli Enotri con il nome di Siberene. Questo luogo era infatti abitato, durante l’età del bronzo e del ferro, da popolazioni indigene appartenenti probabilmente al ceppo degli Enotri.
Uno dei misteri non ancora risolti è il passaggio al toponimo di Santa Severina: quasi sicuramente il paese deve questo nome al legame con il culto della Santa omonima, importato e imposto dai greci-siculi che in quel periodo si mossero alla scoperta di questi territori.



