Gio 11 Ago 2022
spot_img
HomeAttualitàIn Evidenza"Il Sogno Americano", l'emigrazione dei calabresi...

“Il Sogno Americano”, l’emigrazione dei calabresi raccontata in un libro

Un volume di 178 pagine dove si racconta la storia dell’emigrazione Calabrese, di un sogno coltivato nel tempo e che aspetta di essere riconosciuto. Si chiama “Il Sogno Americano” il libro scritto dall’antropologo Pino Cinquegrana e dal giornalista Nicola Pirone, edito da Libritalia. Il fenomeno che gli autori raccontano è diventata un’opera apprezzata nel mondo.

 

Partendo da un contesto storico-politico-sociale, gli autori hanno descritto le varie fasi del viaggio, che hanno caratterizzato milioni di italiani. Un’emigrazione vista come una forma di riscatto sociale che le promesse post Unità d’Italia non avevano accontentato. Tra le righe si evince lo stato di difficoltà nel quale la stragrande maggioranza dei Calabresi si trovava, soprattutto a inizio Novecento e dopo il il Secondo conflitto mondiale.

L’emigrazione, così è vista come un riscatto, con le nuove terre che diventeranno le nuove patrie, dove il confort non è nemmeno paragonabile. I sacrifici, insomma, alla fine sono ripagati. Numerosi i reperti, foto e documenti, presenti all’interno del libro, che lo rendono più snello e di facile lettura. Un documentario vero e proprio che potrà essere utilizzato da centri studi e università che si occupano del fenomeno dell’emigrazione italiana.

Un primo risultato è arrivato da Cuba e più precisamente dall’istituto di cultura Casa de Iberoamerica di Holguin, che lo scorso mese di maggio ha sottoscritto un protocollo d’intesa con kalabriatv, il chapter di Vibo Valentia della Filitalia International e gli autori, affinché il testo appena pubblicato, diventi il  testo al quale gli studenti che si iscriveranno ai corsi di emigrazione, dovranno fare ricorso. Per l’occasione, gli autori saranno presenti a Cuba a fine ottobre per presenziare il seminario organizzato per la fiesta de Iberoamerica che quest’anno verterà sul viaggio e Cristoforo Colombo.

Il primo volume, sarà di quattro la collana in programma, si è chiuso con un paragrafo dedicato alle associazioni calabresi nel mondo, con ampio riferimento al Club Sannicolese Toronto, Club Vallelonga – Monserrato Toronto, Filitalia International, Federación Associacion Calabresa de Argentina, Circolo Albidonese Buenos Aires, Acca Melbourne, Associacion de Amistad Cuba-Italia, Rivista La Lumera, La Piazza Punto d’Incontro e il Club Maierato di Toronto. Associazioni che hanno contribuito attivamente alla pubblicazione, con l’invio di materiale, unitamente ai musei dell’emigrazione di Halifax, New York, Philadelphia, Cervinara e Buenos Aires.

“L’emigrazione – sottolineano gli autori – quale fenomeno sociale, politico ed economico raccontato nell’arte, nella letteratura e nell’immaginario, apre una finestra nel mondo di ciò che sono state le cause fenomenologiche che hanno interessato la nazione tra la prima metà dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento che ha visto cercare fuori dai propri confini nazionali e regionali pane e lavoro. Una condizione di miseria alla quale l’unica risposta fu la Merica.

Si emigra per potere vivere decorosamente, si passa l’oceano per un luogo dove arrangiarsi meglio, lontani da un governo che pretende sempre senza nulla dare in cambio. Si emigra da un paese che non ha mantenuto le promesse di riscatto sociale suscitate dall’impresa dei Mille e dal plebiscito per l’Italia Unita. Una paremiologia che da l’esatta dimensione del contadino pane e zappa, che vive al sud di una nazione che rivolge poca attenzione lasciandola al brigantaggio e allo sfruttamento.

Pertanto, l’emigrazione divenne la grande opportunità di riscatto e di libertà, proiezione verso una new way of life. Anche se non per tutti, essa rappresentò la vera rivoluzione sociale del meridionale. Molti all’estero, nelle Americhe, vissero ristagnanti le stesse condizioni di vita lasciate al paese e molti, alla prima occasione, decisero di ritornare in patria.

Questa diaspora verso l’America riguardò principalmente uomini che godevano di buona salute disposti a ricoprire qualsiasi lavoro; essi furono raggiunti solo in un secondo momento dalle famiglie dando così origine alla ben più nota emigrazione di massa. Le rotte furono essenzialmente condizionate dalle lettere nelle quali si racconta di buoni raccolti e lavori ben pagati che fecero nascere comunità riproducenti la comunità paesana lasciata in Italia con comportamentalità simili di aggregazione come nella festa per il battesimo, il matrimonio, processioni religiose e feste popolari”.

Il libro è giù disponibile presso i Mondadoristore.