E’ uno dei borghi più suggestivi della Calabria: Bagaladi, in provincia di Reggio Calabria. Il suo nome significa la terra della famiglia Bagalà. Bagalà proviene dall’arabo “Baha’ Allah” “La Bellezza che viene da Dio”.
Bagaladi, comune di 947 abitanti, fa parte dell’area Grecanica ed è una delle porte di accesso al Parco nazionale dell’Aspromonte. Situato su una collina ai piedi del Monte San’Angelo, si inserisce in un ambiente caratterizzato dalla numerosa presenza di uliveti e dalle acque minerali. Il territorio presenta uno sviluppo altimetrico dai 390 s.l.m. (Ielasi) ai 1633 s.l.m. (Pantanizzi).
Questo borgo posa le sue radici, risalenti al X secolo, in un luogo che fu dimora di numerosi monasteri basiliani come la Badìa di San Teodoro, vicinissima al centro abitato, il Monastero di Sant’Angelo, San Fantino e San Michele.
Famosissimo per la produzione di uno speciale olio d’oliva, per anni fonte di sostentamento di tutta la sua popolazione, il borgo continua a conservare le sue tradizioni. Infatti, uno dei fiori all’occhiello del piccolo centro è proprio il Frantoio Iacopino, uno dei primi frantoi a utilizzare l’acqua come forza motrice ed oggi, completamente restaurato, ospita il Museo dell’Olio diventato un luogo in cui rivivere le antiche tradizioni: è infatti possibile provare a tessere al telaio sotto la guida di un esperto, oppure ammirare l’originaria lavorazione della creta in una bottega artigiana.
In concomitanza con le giornate Fai dedicate alla valorizzazione del patrimonio, durante la seconda giornata sabato 15 ottobre si potrà visitare Bagaladi. Il Percorso storico naturalistico “Le vie dell’Acqua”, eccezionalmente attivato in occasione delle giornate d’Autunno FAI, consentirà la visita guidata da Volontari FAI altamente specializzato per ammirare particolari della storia materiale dei luoghi altrimenti non visitabili. Il Torrente Zervò è un corso d’acqua a bassa portata che divide in due il centro abitato di Bagaladi. La presenza dell’acqua ed un sistema particolare di canalizzazioni ha permesso, nel corso dei secoli l’instaurarsi sulle sponde dello stesso di varie macchine idrauliche. Partendo dal lato a monte del centro abitato troviamo il Frantoio Rossi, frantoio grimaldiano con ruota da sopra, realizzato nel 1885, oramai allo stato di rudere, Il bottaccio e Il mulino Rossi, oggi rifunzionalizzato, con ruota orizzontale, che ha la caratteristica di essere il mulino con la saetta più alta esistente in Calabria (19,50 metri di salto). A valle del centro abitato troviamo Il Frantoio Jacopino, realizzato nella seconda metà dell’Ottocento e oggi sede del Museo dell’olio e del Centro Visite del Parco Nazionale d’Aspromonte, a modello grimaldiano come il primo con ruota da sopra e, per finire, alla confluenza del Torrente con la Fiumara Tuccio un’antica noria, oramai in disuso. Il percorso diventa interessante in quanto, in un breve tratto, è possibile vedere due ruote idrauliche completamente differenti, la ruota orizzontale, applicata al sistema mulino e la ruota verticale applicata al sistema frantoio. La diversità delle ruote era dovuta al differente uso dell’energia idraulica necessaria ai due tipi di opifici. Nel mulino è necessaria una bassa potenza e un basso numero di giri, e, quindi, la ruota orizzontale assicurava un moto rotatorio ad un massimo di 140 giri al minuto necessaria per movimentare una macina per cereali, la ruota verticale assicurava enorme potenza, dovendo alimentare le macine del frantoio ed altri apparecchi necessari all’estrazione dell’olio. I mulini a cui è applicata la ruota orizzontale vengono chiamati mulini greci o arabi ed è un sistema molto antico di sfruttamento dell’energia idraulica. All’interno dei due edifici oggi visitabili, il Mulino Rossi ed il Frantoio Jacopino, sono ancora visibili le antiche macchine un tempo mosse dalla forza idraulica.



