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Da Israele alla Calabria, il viaggio dei rabbini alla ricerca del cedro perfetto

Il cedro è un agrume originario dell’Asia, ma cresce anche in Calabria, dove è conosciuto come cedro Diamante o etrog.

Questo frutto ha un valore speciale per la religione ebraica, che lo usa per celebrare la festa del Sukkot, la festa delle capanne che ricorda l’esodo degli ebrei dal deserto.

Il Sukkot si svolge ogni anno a ottobre, secondo il calendario ebraico, e dura una settimana. Durante questa festa, i fedeli costruiscono delle capanne provvisorie con rami e foglie, dove mangiano e dormono per simboleggiare la vita nomade dei loro antenati.

Inoltre, ogni capo famiglia tiene in mano quattro specie vegetali: un ramo di palma, detto lulav, uno di mirto, uno di salice e un cedro, detto etrog. Queste piante rappresentano le diverse categorie di ebrei e la loro unità davanti a Dio.

Ma non tutti i cedri sono adatti per il rito. La Torah prescrive che il frutto deve essere puro, cioè nato senza innesti, avere la buccia liscia e senza macchie, avere una forma simile a un cuore e pesare tra gli 80 e i 250 grammi.

Per trovare il cedro perfetto, i rabbini di tutto il mondo si recano ogni anno in Calabria, tra la fine di luglio e l’inizio di settembre, dove esiste una coltivazione secolare di questo agrume.

rabbini cedro
(foto Luigi Salsini)

La Calabria è infatti l’unica regione al mondo, oltre a Israele, dove cresce il cedro Diamante o etrog. Questo frutto fu introdotto qui duemila anni fa dai coloni greci e romani, che ne apprezzavano le proprietà aromatiche e medicinali. In seguito, la coltivazione fu mantenuta dalle comunità ebraiche locali, che ne riconoscevano il valore religioso.

Oggi il cedro calabrese è una specialità protetta dal marchio IGP (indicazione geografica protetta) e si coltiva soprattutto nella zona della Riviera dei Cedri, tra Diamante e Scalea.

I rabbini che vengono in Calabria per scegliere i cedri usano una lente di ingrandimento per esaminare attentamente ogni frutto. Si inginocchiano o strisciano tra le piantine basse e spinose, indossando guanti da giardiniere per non pungersi. Quando trovano il cedro ideale, lo raccolgono con cura e lo mettono sotto vuoto in una cassa di legno imbottita. Poi lo trasportano fino alla sinagoga dove verrà distribuito alle famiglie per la festa.

La tradizione di usare il cedro calabrese per il Sukkot risale ai tempi di Mosè, secondo una leggenda raccontata dal rabbino Shneur Zalman Borukhovich (Alter Rebbe), fondatore del movimento chassidico Chabad. Egli disse che Mosè inviò degli emissari dalla Calabria a portargli degli etrogim, “poiché questa terra fu benedetta da nostro padre Isacco”.

Il cedro calabrese è quindi un frutto che unisce la storia, la cultura e la fede di due popoli: quello calabrese e quello ebraico. Un frutto che testimonia il legame antico e profondo tra la Calabria e Israele.