Il Festival della Canzone Italiana – arrivato alla 74ª edizione, continua a vivere un momento d’oro e sulle ali dell’entusiasmo degli ultimi anni (complici la direzione artistica ed il nuovo “fenomeno” del Fantasanremo), ieri sera si è aperto il sipario sull’ultimo atto del quinquennio Amedeus (accompagnato sempre dalla fedele spalla Fiorello) alla guida del Festival di Sanremo.
Con un Mengoni in veste eccezionale di co conduttore, la prima serata del Festival ha visto tutti e 30 i cantanti in gara presentare il loro inedito con il fil rouge del dress code black&white a dominare l’Ariston rispetto a piccole parentesi di colore.
I brani in gara a Sanremo
CLARA – Diamanti Grezzi 6,5
La giovane protagonista della ormai affermata serie “Mare Fuori” e reduce dalla vittoria di “Sanremo Giovani” apre la competizione con un brano ritmato e lineare che cerca la sua forza nel testo. «Diamanti Grezzi» affronta la continua ricerca del proprio “Io” e mira all’importanza di abbandonare quella sensazione di ansia nel deludere qualcuno.
SANGIOVANNI – Finiscimi 5,5
Ancora in evoluzione ma presente da abbastanza tempo sulla scena musicale da risultare meno fresco rispetto ai primi tempi. una lettera musicata da note malinconiche e poco incisive come a porre tutto in secondo piano rispetto al messaggio diretto alla sua ex per gli errori commessi.
Fiorella Mannoia – Mariposa 8
La “Notte della Taranta” ha fatto centro. Le sonorità folkloristiche accompagnano costantemente la melodia vocale di una sontuosa Mannoia che domina la scena ponendo al centro di tutto la figura femminile.
LA SAD – Autodistruttivo 4,5
Una caricatura pop-punk dei primi anni 2000. Un tuffo nel passato che ritorna ciclicamente senza però mai dare cenni di novità ed innovazione. Per essere punk non servono creste e capelli colorati. Stereotipi.
IRAMA – Tu no 6,5
Ballata incentrata sui ricordi e la mancanza che si prova per l’assenza di una persona «Bastasse solo una stupida canzone per riuscire a riportarti da me». La musica fa da cornice alla solidità vocale e melodica dell’autore. Struttura e sonorità ampiamente navigate dal cantante che non si scosta di molto dalla sua zona di comfort.
GHALI – Casa mia 7
Critica sociale senza mezzi termini. Ghali ha già mostrato in passato il suo lato impegnato che ripropone anche in questo caso svelando passo dopo passo le sue idee rispetto a quello che ci circonda fino a rendere esplicito il riferimento al conflitto israelo-palestinese «come fate a dire che qui è tutto normale / Per tracciare un confine / Bombardate un ospedale per un pezzo di terra o per un pezzo di pane».
NEGRAMARO – Ricominciamo tutto 9
Non certamente una novità. Tutto in stile Negramaro, dalle sonorità ai temi trattati, come da aspettative ma quando salgono sul palco sono ipnotici; riescono sempre a prendersi la scena e regalare qualcosa.
ANNALISA – Sinceramente 7
Questo nuovo progetto elettro-pop ha aperto un vaso di Pandora che può regalare tanto. Ancora c’è da lavorare ma lo sguardo di Annalisa strizza l’occhio verso l’internazionalità.
MAHMOOD – Tuta Gold 7,5
A proposito di internazionalità, lui il percorso lo ha intrapreso già dai tempi di “Soldi”. Riesce sempre a tirare fuori il coniglio dal cilindro e a farti tenere il tempo, anche inconsciamente.
DIODATO – Ti muovi 6
I Radiohead o gli “ultimi” Arctic Monkeys fa poca differenza, se l’ispirazione arriva da pietre miliari della musica il risultato non può essere sotto la sufficienza, anche se il ritorno persistente delle sonorità di “Creep” – in particolare modo – condizionano il risultato finale.
LOREDANA BERTÈ – Pazza 9
Una sola parola… ROCK. La musica non si crea per gioco, la musica si crea per necessità e si deve sentire. Ognuno con i propri gusti ed i propri riferimenti, ma quando una cosa è fatta perché la si vive, si sente. Immensa.
GEOLIER – I p’me, tu p’te 6
Il napoletano ha sempre affascinato, se usato bene riesce a dare quel quid in più. L’armonia si incastra perfettamente con la melodia delle parole rendendo tutto molto più musicale e coinvolgente ma non sempre le ciambelle escono col buco.
ALESSANDRA AMOROSO – Fino a qui 7
Canzone alla “Sanremo”, lei fa il suo sul palco ed a completere l’opera ci pensano il suo timbro, che alza di qualche tacca il livello complessivo del brano, e la citazione a Vasco Rossi «A sentirmi / Come Sally / Senza avere più voglia / Di fare la guerra».
THE KOLORS – Un ragazzo una ragazza 8

Questi The Kolors in versione “Daði og Gagnamagnið” (quelli di “Think about things“) non dispiacciono, anzi. È una canzone per vincere Sanremo? Probabilmente no, ma la sentiremo spesso. Per scrivere una hit rivolgersi a loro.
ANGELINA MANGO – La noia 8,5
Qua si balla con la <<cumbia della notte >> in chiave moderna. Dardust è una sicurezza, lei è sulla cresta dell’onda. Connubio che la lancia direttamente nelle zone alte della classifica.
IL VOLO – Capolavoro 5
A differenza del titolo, quando si discostano dalla lirica fanno fatica. Anche in questo caso risultano poco centrati. Insistere per trovare una strada nella “musica leggera” forse non è la strada giusta. Nella lirica dieci, nel resto almeno la metà.
BIGMAMA – La rabbia non ti basta 6
Emozionata e tesa come una corda di violino riesce comunque ad arrivare alla fine dell’esibizione prima di lasciar fluire tutte le emozioni. Il palco di Sanremo ha fatto il suo effetto. Da risentire
RICCHI E POVERI – Ma non tutta la vita 5,5
Provano a restare al passo con i tempi anche se appaiono fuori posto da ogni punto di vista li si guardi. Rimangono storia, ironici, grintosi e vogliosi di mettersi in gioco.
EMMA – Apnea 7-
Kick dritto e charleston in levare per un’inedita Emma che anche su brani apparentemente diversi dal solito riesce a mantenere la giusta eleganza, rimanere composta e a portarti con sé.
RENGA & NEK – Pazzo di te 6-
Ormai un duo fisso, portano leggerezza. Entrambi sanno come stare sul palco e come coinvolgere ma la canzone non rende onore al binomio Francesco e Filippo.
MR. RAIN – Due altalene 6,5
La delicatezza e il calore che si provano quando ascolti Mr.Rain non passano inosservate ma la ripetitività non sempre risulta efficace.
BNKR44 – Governo Punk 6-
Dal nome e dal titolo del brano rimani spiazzato una volta che comincia l’esibizione. Si torna ad un brano più ritmato, spensierato ed in linea con l’età dei componenti di quello che appare un salto nel passato ai tempi dei One Direction.
GAZZELLE – Tutto qui 5,5
Se avesse usato un filtro bianco e nero (ed una filigrana vintage) sarebbe apparso come Noel Gallagher, ma solo per quello… per il resto lontano anni luce. Il britpop non perdona e l’emozione neanche.
DARGEN D’AMICO – Onda alta 7-
Altra denuncia sociale dopo Ghali, ma – questa volta – in chiave Dargen. Tono scanzonato e musica da discoteca, può risultare una canzone da ascoltare mentre si fa altro se non si presta attenzione al testo che trasmette un messaggio di pace.
ROSE VILLAIN – Click boom! 6,5
Si presenta in una versione inedita, fresca ed un look vintage con richiami al presente. Riesce a tenere senza grandi problemi il palco in una esibizione che alterna parti melodiche a sezioni più serrate.
SANTI FRANCESI – L’amore in bocca 6,5
Da Xfactor a Sanremo nel giro di un anno. L’emozione forse condiziona la performance di quelli considerati alla vigilia della kermesse tra i più moderni di tutti.
FRED DE PALMA – Il cielo non ci vuole 6
“Una storia finisce se non c’è nessuno che la racconta”. Il senso del brano può essere racchiuso in questa frase di Fred de Palma che si limita a fare il suo sapendo di farlo bene.
Maninni – Spettacolare 6,5
Una di quelle canzoni che può trovare la sua coerenza anche solo con chitarra e voce. Soave, leggera, semplice ma efficace.
ALFA – Vai! 5,5
Fresco, freschissimo e coinvolgente ma impossibile non notare le tante somiglianze con “Run” dei One Republic.
IL TRE – Fragili 6-
Esibirsi alle 02:00 di notte non deve essere semplice considerando anche l’ansia e la tensione che un palco come quello dell’Ariston può dare. Risentirlo è d’obbligo.



