Share da record per la terza serata di Sanremo che ha raccolto il 60.1%. Questo è il miglior risultato di share per la terza serata dal 1995, quando il festival condotto da Pippo Baudo con Anna Falchi e Claudia Koll fece segnare in media il 60.52%.
Come per la seconda serata, a votare per la “top five” provvisoria sono stati il televoto e la Giuria delle Radio. Al primo posto troviamo Angelina Mango, seguita subito dopo da Ghali. In terza posizione Alessandra Amoroso mentre quarto e quinto posto occupati rispettivamente da Il Tre e Mr. Rain.
Tanti ospiti e il tema portante della pace scandiscono i tempi della terza serata sanremese; da Gianni Morandi e Russell Crowe, passando dagli appelli di Eros Ramazzotti e Giuliano Sangiorgi, gli interventi di Sabrina Ferilli ed Edoardo Leo, fino all’intervento sulle morti bianche di Stefano Massini e Paolo Jannacci.
A fare gli onori di casa per la terza serata, oltre all’ovvio Amadeus, c’è l’ironia di Teresa Mannino che già dalle prime parole – dopo l’ingresso senza aver sceso la scalinata – mette in chiaro la sua intenzione di riportare tutto su un piano genuino con un “tone of voice” conviviale: “è inutile, ci sono altri otto ingressi” per poi continuare sulla esposizione mediatica del Festival “I giornalisti stanno tutti qua, se succede un fatto nel mondo non lo sapremo mai: è un mese di incoscienza. Sanremo è un grande carnevale. L’unica cosa negativa è che stasera non mi posso vedere Sanremo“. Nel suo monologo la Mannino riflette sull’essere umano che si è montato la testa e pensa di essere superiore alla natura: “Al potere su preferisco il potere di, che ha un’altra energia, il potere di ridere e far ridere, di vestirmi con le piume, di cantare stonata, di ballare per strada“.
Un ingresso che ha avuto anche il compito di stemperare gli animi e riportare il sorriso ad Amadeus, dopo una giornata di polemiche legate a tutto il caso John Travolta di mercoledì. “Oggi si è parlato tanto, secondo me forse troppo, di John Travolta e credo non si sia dato il giusto spazio alla straordinaria testimonianza del maestro Giovanni Allevi“, sottolinea Amadeus mentre Fiorello affronta tutto con la sua solita ironia: “Se avessimo scippato due anziani fuori dalla posta ci avrebbero insultato di meno, lo scippo è meno grave del ballo del qua qua”.
RUSSEL CROWE – Ingresso da grande star per l’attore americano, tornato a Sanremo con la sua band The Gentlemen Brothers esibendosi con “Let the light shine“. Immancabile il siparietto “Al mio segnale scatenate l’inferno” in italiano su espressa richiesta di Amadeus, prima di scherzare su con la Mannino ed Amadeus sulla vicenda Travolta.
EROS RAMAZZOTTI – Torna sul palco del Teatro Ariston per i 40 anni di “Terra Promessa“, brano con cui vinse tra le Nuove Proposte. Coinvolgente ed evocativo fa cantare e ballare galleria e platea prima di lanciare il suo appello: “Quasi 500mila bambini vivono in zone di conflitto, altri non vedranno mai la terra promessa. Voglio dire una cosa sola: basta sangue, basta guerra. Pace“. A seguire il messaggio di pace scandito da Ramazzotti, anche i Negramaro attraverso la voce di Sangiorgi nel finale dell’esibizione: “Ricominciamo tutto… con la pace!“, urla anche Giuliano Sangiorgi citando il titolo della canzone dei Negramaro (e bacia Emma sulla bocca).
MASSINI E JANNACCI – che regalano un momento di riflessione delle morti sul lavoro attraverso il brano “L’uomo nel lampo“, storia di un operaio che muore in un’esplosione in fabbrica e lascia un bambino di pochi mesi. “Il lavoro è un diritto che non prevede la morte, proteggere i lavoratori è un dovere“, dice Amadeus. E Stefano Massini: “Questo è il festival della canzone italiana e l’amore è stato declinato in tutte le sue forme possibili, ma c’è un amore di cui non si parla mai, l’amore per i diritti che ci spettano chiunque tu sia. All’Ariston voglio far risuonare davanti a tutte queste persone una parola che è dignità: viva la dignità“.



